Siria, 13 anni di guerra civile e il riarmo dei ribelli
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L'attenzione internazionale torna sulla Siria, dove, dopo anni di silenzio, l'avanzata nel nord di fazioni armate, a cominciare da Aleppo, ha riacceso i riflettori sul Paese arabo. Nel marzo del 2011, migliaia di siriani, all'epoca delle cosiddette Primavere Arabe, sono scesi in piazza per chiedere riforme democratiche, contestando Bashar al-Assad, della minoranza alawita, salito al potere dopo la morte del padre Hafez nel 2000, in un Paese a maggioranza sunnita.
Le milizie dell'opposizione islamista, che hanno preso il controllo di Aleppo, hanno sfidato il leader siriano, il quale, con l'aiuto dei suoi alleati, ha promesso di difendere la sovranità della Siria. Tuttavia, gli amici di Assad non sono arrivati nelle proporzioni che gli avrebbero consentito di riguadagnare il controllo del Paese come nel 2016. Circa 200 miliziani filo-iraniani sarebbero entrati in Siria dall'Iraq, complicando ulteriormente il quadro del Medio Oriente.
Da mercoledì scorso, un nuovo conflitto è arrivato a complicare ulteriormente la situazione: i ribelli anti-Assad hanno lanciato un'offensiva a sorpresa in Siria. Jihadisti e gruppi armati alleati contro il regime di Bashar al-Assad hanno raggiunto il centro di Aleppo, nel nord-ovest del Paese, dopo intensi combattimenti con l'esercito di Damasco. Questo nuovo fronte caldo potrebbe avere importanti riflessi anche sulle scelte di Netanyahu, preoccupato per gli scenari che si stanno delineando.
La Siria, considerata un "ponte cruciale" dell'Iran verso Hezbollah, è tornata al centro delle preoccupazioni internazionali.




