Prezzo del latte in caduta libera, Cia Roma chiede un tavolo di crisi alla Regione Lazio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La protesta degli allevatori del Lazio torna a farsi sentire con forza, spinta da una situazione che definire critica appare ormai un eufemismo. Il prezzo del latte alla stalla, spiegano dalla Cia di Roma, continua la sua deriva verso il basso e non accenna ad arrestarsi, mettendo in ginocchio migliaia di aziende che operano ormai stabilmente al di sotto della soglia di sostenibilità economica. In questo contesto, il vicepresidente Italo Pulcini ha rilanciato l’ennesimo allarme, sollecitando le istituzioni regionali affinché convochino d’urgenza il tavolo di crisi: un luogo di confronto, questo, che gli stessi produttori ritengono ormai non più rinviabile per discutere misure di sostegno immediate e concrete.

A pesare come un macigno sulle quotazioni correnti è, secondo l’analisi di Pulcini, il perdurare del conflitto internazionale, che continua a gonfiare i costi delle materie prime e a rendere proibitivo qualsiasi tentativo di programmazione aziendale. Il risultato, denuncia il vicepresidente, è che il latte venduto al di fuori dei contratti, quello cosiddetto "spot", viaggia su valori che superano di poco i venti centesimi al litro, una cifra che non copre neppure lontanamente le spese vive di produzione. A nulla, al momento, è servito l’incontro svoltosi nelle scorse settimane tra la Centrale del Latte di Roma e le organizzazioni agricole, nel quale pure era emersa la necessità di un percorso condiviso per garantire una giusta remunerazione, con la proposta di istituire proprio un tavolo regionale permanente che coinvolgesse istituzioni e trasformatori.

Il paradosso del mercato tra sovrapproduzione europea e prezzi al consumo immutati

La crisi che attanaglia il comparto non è, evidentemente, un fenomeno circoscritto ai confini laziali o alle dinamiche locali, ma affonda le radici in uno squilibrio strutturale che investe l'intero continente. I dati diffusi dall'Osservatorio sul mercato del latte, del resto, confermano una tendenza che per molti versi appare in contro tendenza rispetto alle logiche elementari del mercato: l'offerta, in Europa, continua a registrare un surplus abbondante, mentre la domanda, fiaccata dalla stagnazione economica globale, langue e non assorbe le eccedenze. In questo quadro, il riferimento ai prezzi spot diventa un termometro drammaticamente efficace della situazione; dall'inizio del 2026, complice anche la ripresa produttiva in Paesi come Germania, Francia e Paesi Bassi, il valore del latte alla stalla ha subito una contrazione rapidissima, scendendo ben al di sotto dei livelli considerati fisiologici per la sopravvivenza delle stalle.

A subire le conseguenze più pesanti di questo andamento, spiegano dalla Cia, sono in particolare gli allevatori che operano nelle aree montane o svantaggiate, dove i costi logistici e produttivi sono strutturalmente più elevati. E mentre la materia prima perde valore alla fonte, i prezzi sugli scaffali della grande distribuzione non mostrano flessioni significative, alimentando il malcontento di chi produce e la percezione di una filiera che distribuisce il valore in modo iniquo, penalizzando proprio l'anello più debole e meno contrattualizzato della catena. A testimoniare la gravità del momento, del resto, sono arrivate nelle scorse settimane anche le voci dal Trentino, con Latte Trento che ha dovuto chiedere ai propri soci di ridurre la produzione per arginare il crollo del prezzo, un allarme che ha trovato eco in tutto l'arco alpino e che riecheggia ora anche nelle richieste avanzate alla Regione Lazio.

La vertenza si sposta in Regione tra aiuti immediati e prospettive future

Di fronte a questo scenario, la richiesta di Italo Pulcini e della Cia di Roma assume i contorni di una vera e propria diffida nei confronti della politica regionale, chiamata a rispondere con provvedimenti concreti e non più procrastinabili. L'obiettivo, per gli allevatori, è duplice: da un lato si chiede un adeguamento immediato del prezzo del latte attraverso misure che possano calmierare le speculazioni, dall'altro si sollecitano interventi straordinari per sostenere la liquidità delle imprese, molte delle quali, oggi, non riescono a far fronte ai pagamenti correnti e alle rate dei mutui.

Le associazioni di categoria, in questo senso, premono affinché il confronto in Regione porti all'adozione di strumenti efficaci per valorizzare il prodotto locale, magari attraverso campagne di sensibilizzazione che indirizzino i consumatori verso scelte consapevoli, capaci di premiare la qualità e la prossimità territoriale. Una strada, questa, che potrebbe contribuire a salvare dall'estinzione un comparto, quello lattiero-caseario, considerato identitario per il Lazio e per l'intero Paese, ma che da troppo tempo naviga a vista in un mare di incertezze e di costi insostenibili. La convocazione del tavolo, su cui ora si concentrano le attese, rappresenta il primo banco di prova per verificare la reale volontà delle istituzioni di invertire la rotta e restituire un futuro a chi, ogni giorno, lavora per garantire la sopravvivenza delle stalle italiane.

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