Ascoli, il prezzo del latte crolla e le aziende agricole lanciano l'allarme
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Redazione Interno
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Il comparto lattiero-caseario marchigiano, da tempo in affanno, è ora attraversato da un'onda d'urto che rischia di spazzare via interi allevamenti. A suonare la campana a martello, con un tono che non ammette ambiguità, è la Coalac, la cooperativa che rappresenta una fetta significativa dei produttori del territorio piceno. La denuncia, lanciata pubblicamente nella sede di Marino del Tronto, fotografa una situazione definita semplicemente "insostenibile": il prezzo riconosciuto agli allevatori per il latte alla stalla è precipitato al di sotto della soglia minima di sopravvivenza, mentre i costi di produzione – dall'energia ai mangimi – rimangono ostinatamente elevati. Una forbice che sta strozzando le aziende, alcune delle quali hanno già abbassato le saracinesche, in un silenzioso stillicidio che minaccia il tessuto economico e sociale delle zone interne.
Una crisi sistemica e le richieste alla politica regionale
La gravità della contingenza, che non risparmia alcun anello della filiera, ha sollecitato una prima risposta dal mondo politico locale. Enrico Piergallini, vicepresidente del Consiglio regionale delle Marche, ha formalizzato l'emergenza presentando una mozione che impegna la giunta ad attivarsi con urgenza. Il documento punta il dito contro due fattori chiave che alimentano la crisi: da un lato, le distorsioni di mercato e le speculazioni che penalizzano i produttori; dall'altro, il fenomeno della sovrapproduzione, che contribuisce a deprimere ulteriormente i valori. La richiesta è per interventi concreti e immediati, capaci di dare ossigeno a chi, come sottolinea Attilio Acciaccaferri presidente della Coalac, si trova a produrre "sotto prezzo" rispetto ai costi minimi indispensabili.
La strategia nazionale e il tavolo europeo di Bruxelles
Se la battaglia si combatte sui territori, la sua regia strategica si gioca su un piano ben più ampio, quello dell'Unione Europea. Il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, infatti, ha portato all'ordine del giorno del Tavolo del latte le linee d'azione che l'Italia intende sostenere a Bruxelles. L'obiettivo è duplice: da una parte, affrontare con strumenti comunitari la drastica riduzione del prezzo del latte, riconoscendola non come una congiuntura sfavorevole ma come il sintomo di una fragilità strutturale; dall'altra, spingere per politiche di promozione più incisive dei prodotti lattiero-caseari italiani e per un sostegno di sistema all'intero comparto, messo a dura prova anche dall'instabilità dei mercati internazionali.
Le ombre sul futuro del settore zootecnico
Ciò che emerge con chiarezza dai vari allarmi è la natura trasversale di una crisi che non può essere liquidata come un problema settoriale. La zootecnia marchigiana, in particolare, vive una fase drammatica che mette a rischio la sua stessa esistenza, con ripercussioni che andrebbero ben al di là del solo comparto agricolo, toccando l'equilibrio ambientale e la tenuta di intere aree collinari. La situazione, per come descritta dagli attori in campo, non lascia spazio a margini di ottimismo: senza un'inversione di tendenza rapida e incisiva, che parta dalle istituzioni locali ma trovi un sostegno decisivo nella cabina di regia nazionale ed europea, il rischio è di assistere a un progressivo smantellamento di un patrimonio produttivo e di know-how. Un epilogo che, per molti, appare già scritto nei bilanci che non tornano.




