Il piano Ue per Hormuz e il bivio di Meloni tra i dragamine e le pressioni di Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Si terrà domani, all’Eliseo, il vertice convocato dal presidente francese Emmanuel Macron per discutere la riapertura dello Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale per l’economia globale dove da 43 giorni, ovvero dall’inizio del conflitto, si accumulano le navi incagliate a causa della guerra. La riunione, che vedrà la partecipazione del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del premier britannico Keir Starmer e del cancelliere tedesco Friedrich Merz, mira a mettere a punto una risposta europea autonoma per garantire la sicurezza della navigazione, un piano che si muove su tre direttrici principali e che inevitabilmente sconta il peso delle frizioni con l’amministrazione Trump. L’iniziativa, definita "strettamente difensiva" dallo stesso Macron, prevede in prima battuta la liberazione delle imbarcazioni intrappolate, per procedere poi a una massiccia bonifica delle mine posate dai pasdaran e infine alla scorta militare delle petroliere e dei cargo.

L’Italia e il nodo dei cacciamine tra i "volenterosi" e le richieste di Washington

In questo quadro strategico, il ruolo dell’Italia si rivela centrale ma estremamente delicato, poiché possiede una delle flotte di dragamine più avanzate d’Europa, con base a La Spezia, e sarebbe chiamata a contribuire concretamente alle operazioni di sminamento. La premier Meloni, che si recherà al vertice nel bunker "Vega" dell’Eliseo – l’ex sala cinematografica trasformata da Macron in cabina di regia per le crisi – si trova a dover gestire un doppio binario: da un lato la pressione di Donald Trump, il quale ha più volte sollecitato il sostegno di Roma (insieme a Berlino, Londra e all’Aia, gli unici paesi europei con mezzi adatti allo scopo), e dall’altro la volontà di non mettere a repentaglio la vita dei propri marinai in una missione che alcuni strateghi giudicano ad altissimo rischio. Mentre gli Stati Uniti stanno già spostando propri dragamine dalla zona del Pacifico verso il Medio Oriente, l’Europa cerca di costruire una coalizione che escluda il comando americano, ritenuto una "bandiera rossa" per Teheran, e che possa operare sotto una guida diversa una volta che le ostilità si saranno placate.

La delicatezza della bonifica e le insidie di uno stretto minato

La complessità tecnica dell’intervento, che richiederebbe l’impiego di mezzi amagnetici per non innescare le esplosioni e di squadre specializzate come i Comsubin, si intreccia con l’estrema fragilità del contesto geopolitico: l’Iran ha già lanciato un altolà, avvertendo che la sicurezza del Golfo è una sua prerogativa e che interferenze esterne non farebbero che complicare ulteriormente lo scenario. Secondo le ricostruzioni, i militari europei stanno valutando l’ipotesi di dispiegare una dozzina di cacciamine supportati da fregate e da una portaerei, replicando in scala la missione che già garantisce la sicurezza nell’altro collo di bottiglia mondiale, Bab el-Mandeb. Tuttavia, la situazione appare ancora fluida e piena di insidie: l’intelligence suggerisce che le mine – alcune delle quali potrebbero essere state trascinate dalle correnti – siano state posate in modo disordinato, e che lo stesso governo iraniano potrebbe aver perso il controllo preciso della loro ubicazione, rendendo la navigazione insidiosa anche per le stesse forze di Teheran.

Il doppio messaggio di Palazzo Chigi in attesa del faccia a faccia

La posizione di Meloni, che si appresta a scendere simbolicamente i gradini dell’Eliseo per raggiungere i partner del cosiddetto "E4", si muove dunque in un equilibrio instabile tra l’alleanza atlantica e l’autonomia strategica europea. Dopo le recenti tensioni con la Casa Bianca, durante le quali Trump ha accusato l’Italia di non fornire il supporto richiesto sull’Iran, la premier si presenta all’appuntamento con una linea che mira a ribadire la disponibilità nazionale a "fare la propria parte" per la libertà di navigazione, ma senza esporsi in prima linea in una missione che alcuni definiscono "kamikaze". Palazzo Chigi ha ufficializzato la presenza, specificando che l’incontro servirà a coordinare gli sforzi per riaprire il passaggio vitale per le forniture energetiche, ma resta da capire se l’Italia accoglierà la richiesta di inviare i propri mezzi corazzati o se limiterà il proprio contributo ad altre forme di supporto logistico.

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