Torino, le dichiarazioni del fermato dopo gli scontri: "Vidi l'agente a terra e me ne andai"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Procedevo nella folla, stavo scappando e più volte ho visto un celerino dietro di me; mi sono girato, ho visto il poliziotto a terra; ho visto le persone che erano su di lui e mi sono allontanato. Non ho spinto nessuno». Queste, come risulta dagli atti, le uniche parole pronunciate da Angelo Francesco Simionato dinanzi al gip Irene Giani, la quale ha poi disposto per il 22enne, originario della provincia di Grosseto, la misura degli arresti domiciliari. L'accusa, formulata dalla procura, è quella di concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico durante le manifestazioni, episodio avvenuto nel contesto dei gravi disordini che hanno funestato Torino lo scorso 31 gennaio. Il giudice, nel motivare il provvedimento restrittivo, ha osservato come il giovane abbia "dimostrato ingenuità operativa", una definizione che emerge dalla documentazione giudiziaria e che traccia un confine netto tra la sua versione dei fatti e la ricostruzione offerta dalla parte offesa.

La ricostruzione dell'agente trascinato via dalla formazione

La parte offesa, nello specifico, è l'agente Alessandro Calista del II Reparto Mobile di Padova, il quale ha depositato una querela dettagliata in questura. Nella sua testimonianza, l'uomo descrive di essere stato afferrato per le braccia e colpito con calci alle spalle, per essere poi trascinato a forza per diversi metri, allontanato così dalla cosiddetta "linea di squadra". Il tutto, stando al suo racconto, sarebbe avvenuto in un quadro di generale e rapida degenerazione, con lanci di oggetti di ogni tipo – pietre, bottiglie, artifici pirotecnici, ma anche tombini e martelli – rivolti contro le forze dell'ordine schierate a presidio del corteo nazionale di Askatasuna. Una dinamica, questa, che assume un rilievo centrale nelle valutazioni del magistrato, il quale ha dovuto esaminare la condotta del singolo inserita in un'azione collettiva e tumultuosa.

Il quadro giudiziario: una "guerriglia urbana" preordinata

Proprio la natura di quegli scontri è stata oggetto di una precisa qualificazione da parte del gip Giani, la quale ha firmato diverse ordinanze per i tre arrestati. Nei documenti si legge che quanto accaduto in quella giornata torinese configura una vera e propria "guerriglia urbana", preparata da un'azione "evidentemente preordinata e organizzata" messa in atto da una frangia dei manifestanti. La stessa giudice, tra l'altro, ha fatto riferimento, in un altro passaggio, alla "brutale aggressione" subita da una troupe della Rai, episodio che contribuisce a delineare il clima di violenza diffusa che andava ben oltre il singolo episodio oggetto di indagine. Si tratta di valutazioni che, pur non direttamente legate alla posizione di Simionato, offrono il contesto necessario per comprendere la gravità attribuita dagli inquirenti agli eventi di quella giornata.

Il nodo processuale tra dichiarazioni e contesto d'insieme

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