«Cime tempestose» secondo Emerald Fennell: la sedia distrutta da Jacob Elordi, il no a Netflix e la colonna sonora di Charli XCX
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il 12 febbraio arriva nelle sale italiane, distribuito da Warner Bros., l’adattamento che la regista premio Oscar Emerald Fennell ha tratto da Cime tempestose di Emily Brontë, e l’attesa — complice la coppia formata da Margot Robbie e Jacob Elordi — ha già generato un flusso di aneddoti, scelte produttive controcorrente e polemiche estetiche che meritano di essere ricostruiti nei loro esatti contorni. La pellicola, costata ottanta milioni di dollari e girata tra le brughiere dello Yorkshire e gli Sky Studios Elstree, rappresenta il frutto di una volontà autoriale molto precisa, quella di Fennell, che qui torna dietro la macchina da presa dopo il successo di Una donna promettente e Saltburn; accanto a lei, in veste di produttrice oltre che di protagonista, Robbie ha messo al servizio del progetto la propria società LuckyChap Entertainment, sigillando un sodalizio che, a giudicare dalle premesse, punta a scardinare la patina consunta del dramma in costume.
Il cast di supporto — composto da Hong Chau nei panni della domestica Nelly Dean, Shazad Latif in quelli di Edgar Linton e Alison Oliver nel ruolo di Isabella Linton — è stato annunciato nel novembre del 2024, quando la macchina produttiva era già in moto da mesi; a completare l’ensemble ci sono Martin Clunes, Ewan Mitchell e, per le versioni adolescenti dei protagonisti, Owen Cooper e Charlotte Mellington -7-10. Sul fronte musicale, Anthony Willis ha firmato la colonna sonora orchestrale, ma la vera operazione di rottura è affidata alla collaborazione con Charli XCX, autrice del brano Chains of Love e già coinvolta in una fase embrionale del progetto quando, lo scorso novembre, uscì la traccia House incisa con John Cale: l’incontro tra la cantante pop e l’ex Velvet Underground, suggellato dall’ossessione comune per l’idea di un suono «elegante e brutale», ha prodotto un’ibridazione che rifugge il semplice compitino da soundtrack album per diventare contrappunto sonoro della violenza emotiva messa in scena -3-8.
Una sedia a mani nude e la ricerca della verità emotiva sul set
Dalle interviste promozionali concesse al Los Angeles Times emerge un dettaglio che, per quanto curioso, illumina il metodo di lavoro adottato da Fennell e dai suoi interpreti: nel corso delle riprese di una sequenza particolarmente esplosiva, Jacob Elordi — interprete di Heathcliff — ha letteralmente distrutto una sedia a mani nude, provocando nella collega Margot Robbie una reazione di spavento del tutto autentica, che la regista ha scelto di tenere in macchina. «Ha davvero rotto la sedia, la reazione del personaggio è la mia reazione genuina», ha spiegato Robbie, descrivendo un set in cui la ricerca dell’intensità fisica sembra aver valicato i confini tradizionali della messa in scena; la stessa Fennell, intervistata in quella circostanza, ha raccontato di aver incoraggiato gli attori a «spingersi troppo oltre», arrivando a suggerire a Elordi di interpretare alcuni passaggi «come se fossi Ursula la strega del mare» -5. Non si tratta, evidentemente, del classico adattamento riguardoso che spolvera i classici con devozione museale, ma di un’operazione che cerca l’anima nera del romanzo — quella che la regista definisce «il film horror più romantico mai scritto» — attraverso un’estetica che la direttore della fotografia Linus Sandgren, già premio Oscar per La La Land, ha costruito su contrasti violenti e colori saturi -10.
L’asse Warner Bros. e il rifiuto dell’offerta da centocinquanta milioni
Vale la pena soffermarsi sulla strategia distributiva, perché essa costituisce un precedente significativo nel rapporto tra cinema d’autore e piattaforme streaming. Quando Netflix propose a Robbie e Fennell un accordo da centocinquanta milioni di dollari per acquisire i diritti globali del film, le due professioniste declinarono preferendo l’offerta — inferiore di quasi la metà — di Warner Bros., che garantiva un’uscita nelle sale estesa e prolungata -4. La scelta, resa pubblica da Variety nell’autunno del 2024, non era affatto scontata in un’industria che, dopo la pandemia, aveva visto molti registi di primo piano cedere alle lusinghe dello streaming; qui invece si è voluto preservare il «respiro cinematografico» dell’opera, in un passaggio che alcuni osservatori hanno letto come un tentativo di riaffermare la priorità della sala, ma che andrebbe piuttosto interpretato come fedeltà a una specifica idea di spettatorialità, quella che richiede buio collettivo e grande schermo per restituire la scala epica della brughiera e l’intimità claustrofobica delle residenze vittoriane.
Le controversie sul casting e l’estetica del «gotico moderno»
Non sono mancate, naturalmente, le voci critiche: l’assegnazione del ruolo di Heathcliff a Elordi, attore caucasico di origini spagnole, ha riacceso la discussione sulla rappresentazione di un personaggio che la Brontë descrive come «scuro» e «zingaresco», e che in passato era stato interpretato da attori non bianchi come nel celebre adattamento televisivo della BBC -9. Fennell, che pure ha difeso la scelta puntando sulle qualità interpretative del suo attore, non ha inteso rispondere direttamente alle obiezioni, lasciando che fosse il film — quando uscirà — a sostenere il peso delle proprie scelte estetiche. Altre perplessità hanno riguardato la caratterizzazione di Cathy, affidata a una Margot Robbie bionda che mal si concilia con la capigliatura bruna della protagonista letteraria; la produzione, in questo caso, non ha tentato neppure di giustificare lo scostamento, evidentemente funzionale a una rilettura che, stando ai materiali promozionali, insiste sulla sensualità predatoria e sulla nevrosi più che sulla malinconia sognante delle interpretazioni passate -8.
L’investimento promozionale — impreziosito dal method dressing di Robbie, che nelle anteprime mondiali ha sfoggiato corsetti vittoriani e crinoline in dialogo con la fotografia del film — ha già prodotto un effetto tangibile sulle vendite del romanzo: nel Regno Unito, a gennaio, sono state vendute oltre diecimila copie dell’edizione tascabile, e in Italia Feltrinelli e De Agostini hanno ristampato il Titolo con nuove veste grafiche pensate per intercettare il pubblico di TikTok, dove i lettori più giovani si confrontano con la complessità genealogica e i salti temporali del testo originale -6.




