“Cime tempestose” di Emerald Fennell, tra virgolette d’autrice e una sedia distrutta da Jacob Elordi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il 12 febbraio arriva nelle sale italiane distribuito da Warner l’ennesima, eppure mai uguale a sé stessa, incarnazione cinematografica di Cime tempestose; ma questa volta il romanzo di Emily Brontë – quello del 1847, l’unico, quello che parla di brughiera, di fantasmi e di una crudeltà che non chiede permesso – finisce tra virgolette. Letteralmente. La regista Emerald Fennell, che ha già dimostrato con Una donna promettente e Saltburn di preferire lo straniamento alla devozione filologica, ha deciso che il suo adattamento, se così vogliamo chiamarlo, meritasse un segno di interpunzione a fare da cornice al Titolo. Una scelta grafica che qualcuno, sui social, aveva interpretato come l’indizio di una struttura metaletteraria, magari il sogno a occhi aperti di qualche lettrice ottocentesca; ma Fennell, intervistata da Fandango, ha tagliato corto: non c’è alcun trucco narrativo, solo l’onestà intellettuale di chi sa che certi libri non si possono ridurre a copia conforme. «Non posso dire di stare girando Cime tempestose», ha spiegato la regista premio Oscar. «Non è possibile. Posso dire che ne sto facendo una versione. Quella che ricordavo di aver letto io, che non è del tutto reale, e in cui succedevano cose che in realtà non sono mai successe» -5-9.
Il risultato, a giudicare dalle prime proiezioni e dal tam tam che ha preceduto l’uscita, è un oggetto visivamente ipertrofico, quasi allucinato: la fotografia di Linus Sandgren – già sodale di Damien Chazelle – trasforma la brughiera inglese in un palcoscenico apocalittico, i cieli sono infuocati, la tenuta degli Earnshaw sembra uscita dalla Terra di Mezzo e i costumi, quelli, oscillano tra il rigore vittoriano e il lattice. Margot Robbie è Catherine Earnshaw, bionda, trentacinquenne, algida e capricciosa; Jacob Elordi è Heathcliff, ventottenne, alto, bellissimo e, per la prima volta nella storia delle numerosissime trasposizioni del romanzo, privo di qualsivoglia ambiguità razziale. La Brontë lo descriveva come un “demonio” dalla pelle scura, un trovatello probabilmente di etnia mista o comunque segnato da una diversità incancellabile agli occhi della società vittoriana; qui Elordi, reduce dal successo di Saltburn e Euphoria, lo interpreta come un giovane aitante e gentile, più portato a riparare il viso di Cathy dalla pioggia che a profanare tombe o maledire vivi. I puristi – quelli che esistono e probabilmente esisteranno sempre – hanno già pronti i rosari, ma Fennell non sembra preoccuparsene: ha eliminato interi rami dell’albero genealogico, compresso la temporalità, trasformato la vendetta in passione consumata e, soprattutto, ha concesso ai due amanti ciò che la Brontë gli aveva negato, ovvero una parentesi di sesso esplicito e senza pudori. La chimica tra Robbie ed Elordi, del resto, è il vero carburante del film: chi era presente alla première londinese racconta di una tensione erotica «che si taglia col coltello» e di una regista che, dietro la macchina da presa, si lasciava andare alle emozioni come una spettatrice qualunque -2-6.
Ed è proprio sul set, ha rivelato Margot Robbie in una recente intervista al Los Angeles Times, che è successo qualcosa di imprevisto e, a suo modo, rivelatore. Durante le riprese di una scena – quella in cui Heathcliff, per accendere il fuoco che riscalderà Cathy, distrugge una sedia – Jacob Elordi ha realmente e letteralmente ridotto in pezzi l’oggetto di scena a mani nude. La Robb ie, che inquadrata dalla macchina da presa doveva reagire allo scatto d’ira del compagno, si è spaventata sul serio: «La reazione del personaggio è la mia reazione genuina», ha confessato l’attrice, svelando così un retroscena che da solo restituisce l’atmosfera di un set votato all’eccesso e alla visceralità. Emerald Fennell, dal canto suo, ha raccontato di essersi guardata intorno dopo quell’improvviso schianto e di aver visto «tutti questi professionisti, donne e uomini, a bocca aperta». L’aneddoto, che ha già fatto il giro dei social e delle testate specializzate, dice molto del metodo della regista inglese: «Lei vuole la versione massimalista e io adoro questo approccio», ha spiegato Elordi. «Mi diceva: “Ora sei in un film in costume sensato”. E poi: “Adesso fallo come se fossi Ursula la strega del mare”» -3.
Mentre il film scalda i motori in vista dell’uscita – e mentre le vendite del romanzo, complice l’effetto traino di TikTok e della Gen Z, schizzano nuovamente in classifica, con Feltrinelli e De Agostini che rincorrono le ristampe – la promozione procede tra momenti di autentica complicità e messinscene sapientemente orchestrate. Jacob Elordi, ospite da Jimmy Kimmel, ha reagito con ironia al racconto di Margot Robbie riguardo una “dispedita di solteira fake” organizzata a tema Victorian slutty: venti amiche dell’attrice, tutte visibilmente eccitate, hanno letteralmente osannato la prima apparizione di Elordi sullo schermo, scatenando un putiferio che Robbie ha paragonato all’abbaiare di «cani ravenati» sotto l’effetto di qualche drink. «E lei è intensa, sì. Lei e le sue amiche sono intense», ha commentato l’attore australiano, visibilmente divertito e forse anche un poco intimorito dall’eventualità di ritrovarsi in mezzo a un branco di fan decisamente sopra le righe -7. La macchina del marketing, del resto, funziona a pieno regime: LuckyChap, la società di produzione di Robbie e del marito Tom Ackerley, ha scommesso forte su questa operazione, e la Warner – che ha strappato il progetto a Netflix offrendo una distribuzione ampia e un impegno economico inferiore ma più mirato – punta a fare del 12 febbraio una data spartiacque per il cinema romantico e per l’idea stessa di adattamento letterario -4-8.




