Garlasco, il dna di "ignoto 3" e la caccia tra gli ex compagni di Sempio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di 18 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il ritrovamento di un profilo genetico maschile sconosciuto sul tampone orale della vittima ha riaperto un caso che sembrava ormai cristallizzato nelle indagini. Quello che gli inquirenti hanno ribattezzato come «ignoto 3» – un’impronta dna mai identificata prima – potrebbe rappresentare una svolta, ma anche l’ennesimo vicolo cieco, se si trattasse di una semplice contaminazione. Per sciogliere il dubbio, i carabinieri e la procura di Pavia hanno avviato una nuova serie di verifiche, concentrandosi in particolare sugli anni in cui Andrea Sempio, attualmente indagato, frequentava l’Ipsia Calvi di Sannazzaro de’ Burgondi.

I registri scolastici della classe di Sempio, che nel 2007 aveva appena sostenuto l’esame di maturità, sono stati acquisiti dagli investigatori con l’obiettivo di ricostruire la cerchia di amicizie e possibili contatti del giovane. L’ipotesi – ancora tutta da dimostrare – è che il dna appartenga a qualcuno che, in qualche modo, avrebbe avuto accesso al corpo della vittima o agli ambienti legati al delitto. Ma prima di arrivare a conclusioni, occorre escludere ogni margine di errore: la garza utilizzata durante l’autopsia per il prelievo del tampone orale potrebbe infatti aver alterato i risultati, mescolando tracce di operatori sanitari o di chiunque ne sia entrato in contatto.

Parallelamente, si lavora per confrontare il profilo genetico con quello di una trentina di persone, tra cui ex compagni di scuola e insegnanti. Se il riscontro dovesse essere negativo, resterebbe solo l’opzione della contaminazione, un’eventualità che riporterebbe le indagini al punto di partenza. Ma se invece «ignoto 3» dovesse corrispondere a un nome già noto agli investigatori, il caso di Garlasco potrebbe prendere una direzione inaspettata.

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