Il lutto dei genitori di Ilaria Sula: in aula il racconto del vuoto e dell'inganno
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Redazione Interno
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Davanti alla Corte d'Assise di Roma, nell'aula bunker di Rebibbia, il vuoto lasciato dall'omicidio di Ilaria Sula si è materializzato in parole spezzate, rese dai genitori nel giorno della loro audizione. Il padre Flamur, con una sofferenza trattenuta che attraversava ogni sillaba, ha ricordato alla giuria l'unità familiare infranta, mentre il silenzio in aula era rotto soltanto dai singhiozzi. "Ilaria ci diceva sempre tutto. Eravamo una famiglia felice", ha testimoniato l'uomo, sottolineando come il legame con la figlia, nata proprio nel giorno del suo compleanno, rappresentasse il regalo più prezioso. Quel sabato di marzo, l'attesa alla stazione di Terni si è trasformata in un principio d'incubo quando dal treno la giovane non è scesa, un comportamento così lontano dalla sua indole da far scattare in tutti i familiari un immediato, angosciato allarme.
La deposizione straziante di una madre
La madre di Ilaria, davanti all'uomo accusato di averle strappato la figlia, ha descritto un lutto che non concede tregua, un'esistenza dimezzata dalla violenza. "Da nove mesi non la sento respirare, non sento la sua voce, il suo profumo", ha detto tra le lacrime, spiegando come mezzo cuore sia morto con lei mentre l'altra metà sopravvive soltanto per il nipotino Leon. La sua testimonianza, così come quella del marito, ha delineato i contorni di una normalità domestica brutalmente cancellata, dove in casa non c'è più vita, sostituita da un'assenza che pesa su ogni oggetto, su ogni momento della giornata. La coppia, dopo la vana attesa in stazione, si è mossa verso Roma, inconsapevole di star iniziando una ricerca che avrebbe avuto un esito già segnato dalla ferocia.
L'inganno e la scoperta agghiacciante
Flamur Sula ha raccontato alla corte anche il tragico paradosso dell'inganno subito, un dettaglio che accresce la crudeltà della vicenda. L'uomo ha ricordato di aver abbracciato l'assassino di sua figlia, arrivando persino a dargli del denaro, duecento euro, in un momento in cui ancora si cercava la giovane scomparsa. Un gesto di sostegno, quello, riversato su chi invece, secondo l'accusa, già conosceva la verità. Il padre ha inoltre confermato i timori che la famiglia nutriva sulla relazione, affermando che Mark Samson "non era il ragazzo giusto", sebbene Ilaria, forse per amore o forse per paura, tendesse a difenderlo, asserendo invece che fosse una persona buona. Dinanzi ai giudici è emerso così il contrasto tra la percezione dei parenti e la rappresentazione che la vittima dava del proprio compagno.
La ricostruzione giudiziaria del delitto
Il processo sta seguendo il suo iter per accertare le responsabilità nell'uccisione della ventiquattrenne, trovata senza vita lo scorso marzo dopo essere stata colpita con tre fendenti al collo nell'appartamento di via Homs, nel quartiere Africano. Gli inquirenti, i cui atti sono al vaglio della Corte, ricostruiscono che il di Ilaria Sula fu successivamente chiuso dentro una valigia e trasportato fino a Capranica Prenestina, dove fu gettato in un dirupo nel tentativo di occultare il cadavere. L'imputato, l'ex fidanzato Mark Samson, ascolta le audizioni dalla gabbia di sicurezza, mentre i magistrati esaminano le prove e le testimonianze che hanno portato all'accusa di omicidio, un reato che la procura considera di particolare efferatezza.




