Caro carburanti, l’autotrasporto proclama lo stato di agitazione in cento città

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La tensione sul fronte dei prezzi dei carburanti sta assumendo i contorni di una vera e propria emergenza strutturale per il settore della logistica e del trasporto merci in Italia. L’impennata del costo del gasolio, alimentata dalle recenti escalation geopolitiche in Medio Oriente e dalle oggettive difficoltà legate al transito nello stretto di Hormuz – snodo nevralgico per il traffico petrolifero mondiale – ha spinto Unatras a indire assemblee permanenti in cento città italiane. Una mobilitazione, quella annunciata dalla presidenza dell’associazione al termine di un serrato confronto con i rappresentanti della categoria, che rappresenta l’anticamera di una protesta destinata ad allargarsi se non perverranno risposte concrete dal governo.

Sul territorio, intanto, la situazione si fa rovente. Da Como ad Aosta, passando per diversi comuni del Trevigiano, si moltiplicano le segnalazioni di distributori rimasti a secco: cartelli improvvisi, pompe spente e serbatoi vuoti stanno ridisegnando il paesaggio della mobilità quotidiana. Se inizialmente il timore era quello di una corsa al rifornimento legata al conflitto in Iran, la realtà dei fatti sembra suggerire una lettura più complessa. Le lunghe file agli impianti low cost, esauriti nel giro di poche ore, raccontano di una tensione che ormai trascende il singolo evento bellico per radicarsi in una fluttuazione dei mercati energetici che rischia di strangolare le imprese. L’allarme è stato lanciato con forza anche da Confartigianato, che ha evidenziato come, con il diesel stabilmente oltre i due euro al litro, oltre l’85 per cento delle imprese del settore veda compromessa la propria sostenibilità operativa; un aumento di pochi centesimi al litro si traduce, per ogni mezzo pesante, in migliaia di euro di costi aggiuntivi all’anno, erodendo margini già ridotti all’osso.

Non è solo il trasporto merci a subire il contraccolpo. Il comparto del trasporto pubblico locale e dei servizi di noleggio autobus con conducente sta attraversando una fase di altrettanta criticità, dovendo fronteggiare un incremento dei costi operativi che nessuna tariffa bloccata riesce più ad assorbire. In questo quadro, l’intervento del governo è arrivato con il decreto-legge n. 33 del 18 marzo, che ha disposto un taglio temporaneo delle accise su benzina, gasolio e Gpl, riducendo il prelievo fiscale di 20 centesimi al litro (circa 24,4 centesimi considerando l’Iva) per venti giorni. Un provvedimento, quest’ultimo, che prevede anche un credito d’imposta per le imprese dell’autotrasporto nel limite di cento milioni di euro per il 2026. Una misura, però, che molti operatori definiscono già insufficiente: l’effetto dello sconto fiscale, secondo le prime rilevazioni, si è rivelato quasi “fantasma”, con il prezzo medio del gasolio che, nonostante la riduzione delle accise, ha continuato a mantenersi su livelli insostenibili, oscillando tra 1,96 e 2,05 euro al litro a seconda delle regioni.

Lo spettro del 7 aprile e la pressione sui listini

A rendere ancora più cupo l’orizzonte è la data del 7 aprile, termine ultimo fissato dal governo per la durata del taglio delle accise. L’associazione Codacons ha lanciato un nuovo allarme, sottolineando come il ripristino della fiscalità piena, in assenza di una proroga, potrebbe far schizzare il prezzo del gasolio oltre i 2,3 euro al litro sulla rete ordinaria, mentre la benzina si avvicinerebbe pericolosamente ai due euro. Un simile scenario, come denunciato da Unatras, rischierebbe di paralizzare l’intera filiera logistica, aggravato dall’atteggiamento di una parte della committenza che, invece di riconoscere gli incrementi del carburante, chiede ulteriori sconti sui servizi di autotrasporto.

Dal punto di vista finanziario, la speculazione e le tensioni internazionali continuano a spingere al rialzo le quotazioni del greggio. Il Brent del Mare del Nord, con consegna a maggio, ha sfiorato quota 117 dollari al barile, portando l’aumento complessivo dall’inizio del conflitto a quasi il 60 per cento. I dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy confermano una fase di assestamento al rialzo: se la benzina si attesta mediamente a 1,747 euro al litro in modalità self, il gasolio supera abbondantemente la soglia psicologica dei due euro, toccando punte di 2,094 a Bolzano e di 2,075 in Valle d’Aosta. In autostrada, i prezzi sono già ampiamente oltre la soglia critica, con il servito che arriva a costare fino a 2,369 euro al litro.

Mobilitazione e nodi strutturali

Di fronte a questa impennata, la mobilitazione promossa da Unatras si configura come un ultimo atto di pressione prima di una possibile paralisi delle attività su strada. L’obiettivo dichiarato dal Comitato di Presidenza, guidato da Paolo Uggè, è quello di raccogliere il malcontento diffuso nei cento presidi territoriali per ottenere misure straordinarie: si chiedono non solo risorse adeguate per compensare le perdite subite, ma anche la sospensione e il differimento dei versamenti fiscali e contributivi per garantire liquidità immediata alle aziende.

A ciò si aggiunge un problema strutturale di lunga data, sollevato anche da osservatori come Meritocrazia Italia, relativo alla trasparenza della formazione dei prezzi e al peso abnorme della fiscalità. In Italia, accise e Iva amplificano l’effetto delle oscillazioni internazionali, e non mancano i timori riguardo a dinamiche speculative lungo la filiera distributiva, per cui aumenti contenuti della materia prima si traducono in rincari consistenti alla pompa, mentre eventuali cali non vengono trasferiti con la stessa rapidità. La scadenza del prossimo 7 aprile, insomma, arriva in un momento di massima tensione per un settore che, tra code ai distributori e bilanci in rosso, chiede al governo di non limitarsi a interventi tampone, ma di affrontare la sostanza di una crisi che rischia di mettere in ginocchio l’intero sistema logistico nazionale.

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