Caro carburanti, l’autotrasporto tra scioperi e code al confine
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Redazione Economia
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La crisi internazionale, quella che molti avevano imparato a considerare un’eccezione temporanea prima di accorgersi che si trattava invece di una nuova normalità, continua a mordere il tessuto economico italiano con denti sempre più affilati. E stavolta, a lanciare l’allarme – se così si può definire un grido che arriva da chi ogni giorno sposta merci su gomma – è la Cna, la quale segnala come il comparto dell’autotrasporto lucchese si stia preparando a incrociare le braccia per cinque giorni, dal 20 al 25 aprile. Non si tratta di una protesta generica, bensì della reazione a un aumento dei prezzi dei carburanti che rischia di rendere insostenibile persino l’atto di girare la chiave nel quadro.
Cristiano Tamarri, che della categoria provinciale è il presidente, lo spiega senza giri di parole: le guerre, anche quelle combattute a migliaia di chilometri di distanza, non sono mai un evento lontano per l’economia reale. Incidono sull’energia, sulla logistica, sulle materie prime e, di conseguenza, sui mercati internazionali. Un meccanismo a catena che a Lucca si traduce in una mobilitazione già annunciata, sebbene i dettagli operativi del fermo restino affidati alle prossime ore.
Il gasolio divora il bilancio: pesa più degli stipendi
Se si guardano i numeri, e sono numeri che gli autotrasportatori conoscono a memoria perché li sbattono ogni giorno contro il cruscotto dei loro mezzi, il gasolio rappresenta ormai la principale voce di costo. Addirittura più delle paghe dei dipendenti, più dei pedaggi autostradali, più delle tasse e della manutenzione ordinaria e straordinaria dei camion. Una distorsione che qualcuno, nel settore, definisce “mostruosa” senza nemmeno alzare la voce. Giuseppina Mussetola, segretaria provinciale della Federazione Autotrasportatori Italiani (FAI), fornisce una cifra precisa: il carburante arriva al 40% del bilancio delle imprese.
Una percentuale che, da sola, racconta più di ogni lunga analisi. E Mussetola paventa uno scenario concreto, non apocalittico ma tragicamente possibile: che i camion, a forza di aumenti settimanali, non riescano più a circolare. Non perché manchi la volontà di lavorare, ma perché i margini di profitto – già ridotti all’osso dalle concorrenze selvagge e dalle clausole dei contratti stipulati mesi fa – sono quasi del tutto erosi. La situazione, insomma, è grave. E lo è in modo trasversale, senza guardare in faccia nessuno.
Liguria presa d’assalto e il paradosso dei turisti al distributore
Mentre i rappresentanti degli autotrasportatori annunciano proteste e chiedono interventi, accade un altro fenomeno, speculare e altrettanto rivelatore. Sul finire delle vacanze di Pasqua, e fino alla mattinata di martedì 4 aprile, molte stazioni di servizio del Ponente ligure hanno esposto un cartello con la scritta “Benzina esaurita”. Lunghe code si sono formate davanti ai distributori che ancora avevano la verde, con i turisti francesi – di ritorno dall’Italia dopo le festività – che hanno preso d’assalto le pompe di Imperia, Sanremo e Ventimiglia tra lunedì 6 sera e martedì 7 aprile mattina.
Tutto perfettamente lecito, va detto, ma l’immagine delle auto con targa francese in coda accanto ai Tir in difficoltà restituisce il paradosso di una crisi energetica che mescola bisogni diversi: da un lato chi torna a casa e cerca l’ultimo pieno a prezzi ancora sostenibili, dall’altro chi quel pieno lo deve fare ogni giorno per lavoro e vede il proprio futuro appeso a un litro di diesel.
Il rischio del record storico a Bergamo e l’effetto della scadenza delle accise
Spostandosi verso nord, il quadro non migliora. A Bergamo, in Alta Val Seriana, il distributore al ponte del Costone offre un termometro della febbre che sta salendo. Grazie al taglio di 25 centesimi sulle accise, il gasolio si mantiene ancora intorno ai 2,15 euro al litro. Ma l’agevolazione scade il 1° maggio. E senza una proroga, il prezzo medio del diesel nei distributori bergamaschi potrebbe superare i 2,40 euro al litro, un record storico mai toccato prima.
Nel fine settimana pasquale, intanto, si sono registrati episodi di razionamento in provincia, con impianti Eni presi d’assalto. A Bergamo come in Liguria, a Lucca come in tutta Italia, il caro carburanti non è più un’ipotesi da studiare: è una morsa che stringe. E lo sciopero annunciato dagli autotrasportatori lucchesi – che si aggiunge ad altre iniziative similari sparse sul territorio – ne è soltanto il sintomo più visibile.




