Carburanti, il lieve calo del gasolio non placa l’emergenza autotrasporto
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Redazione Economia
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La tregua, se così si può chiamare, dura appena il tempo di un rifornimento. I prezzi dei carburanti, dopo settimane di rincari incessanti, registrano una flebile flessione: il gasolio, che tocca quota 2,181 euro al litro in modalità self service sulla rete nazionale, vede il suo valore consigliato ridursi fino a otto centesimi rispetto al giorno precedente. Un dato, quello diffuso dall’Osservatorio del ministero delle Imprese e del made in Italy, che va letto con cautela: perché il ribasso – sebbene reale – non è affatto uniforme sul territorio e, soprattutto, non riesce a scalfire la crisi profonda che attraversa il settore dell’autotrasporto.
I numeri che cambiano, e quelli che restano alti
La benzina, dal canto suo, si attesta a una media di 1,789 euro al litro, mentre il gpl sale a 0,793 (+4 centesimi) e il metano tiene la posizione a 1,606 euro al chilogrammo. Le compagnie petrolifere, secondo il rapporto ministeriale, hanno indicato adeguamenti al ribasso che cominciano a farsi sentire alla pompa. Ma non ovunque, e non per tutti. Gli automobilisti lo sanno bene: il calo è lieve, e i consumatori lo definiscono un movimento “con il contagocce”. La volatilità, insomma, resta la cifra di questa fase, e nessuno si azzarda a parlare di inversione di tendenza.
“La più grande crisi energetica della storia”: la fotografia della Iea
A gettare benzina sul fuoco – se il paragone fosse lecito – ci pensano le parole di Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea). Intervistato dalla rivista tedesca Der Spiegel, Birol non usa giri di parole: i prezzi di benzina e diesel “rimarranno alti e volatili ancora per un po’”, perché le interruzioni nella produzione e nell’approvvigionamento di petrolio, gas naturale e derivati sono “maggiori di quelle registrate in tutte e tre le precedenti crisi energetiche messe insieme”. Un’affermazione pesante, che arriva da un’organizzazione intergovernativa pubblica – quella che coordina le politiche energetiche di oltre trenta Paesi, Italia compresa – e che di fatto cancella ogni illusione di un rapido ritorno alla normalità.
Autostrade senza ristoro: i cartelli che bloccano i mezzi pesanti
Se il privato cittadino può ancora permettersi di fare il conto sui centesimi risparmiati, per gli autotrasportatori la situazione è ormai sul ciglio del tracollo. Lungo l’autostrada del Brennero, in Alto Adige, l’area di servizio Plose Ovest – direzione sud – espone un cartello secco: “Non si eroga carburante per mezzi pesanti”. Non è un caso isolato. In molte stazioni di servizio italiane, i camionisti vengono di fatto respinti, e il divieto di fare “pieno” si trasforma in una beffa quotidiana per chi vive di strada. L’emergenza, accelerando la crisi di un intero comparto, rischia di innescare reazioni incontrollabili: i provvedimenti finora adottati vengono percepiti come estemporanei e inaccettabili, e il malcontento cresce silenzioso ma inesorabile.
La velocità come argine (provvisorio) al caro-carburante
Intanto, nel dibattito politico e tecnico, riemerge un’ipotesi ciclica: il limite di 120 km/h in autostrada come alternativa al taglio delle accise. Una misura che, nelle intenzioni, servirebbe a non restare a secco di carburante – letteralmente – riducendo i consumi alla fonte. Ma è una soluzione che, per quanto razionale, si scontra con l’urgenza del presente: gli autotrasportatori non possono rallentare oltre un certo limite, pena la mancata consegna delle merci, e le famiglie non possono permettersi di rifornire il serbatoio a questi prezzi. La crisi, insomma, non ha ancora mostrato tutto il suo volto.




