Un padre attende al Niguarda: "L'arresto era necessario, ma ora il pensiero è per mio figlio"
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Redazione Interno
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La voce di Umberto Marcucci, al telefono, è scolpita da una stanchezza che va oltre la fisica. Dall’ospedale Niguarda di Milano, dove suo figlio Manfredi combatte per le ferite riportate nell’incendio di Capodanno a Crans-Montana, commenta le notizie giudiziarie con un distacco comprensibile. "Mi sembra un atto dovuto", afferma, riferendosi all’arresto di Jacques Moretti, proprietario insieme alla moglie Jessica del locale "Le Constellation". Marcucci, però, incalza subito, chiudendo ogni spazio a ogni altra considerazione che non sia l’attesa: "Realmente in questa fase purtroppo il pensiero è un altro". Un’attesa che, per altre sei famiglie, si è ormai trasformata in un lutto senza rimedio.
Il ritorno delle vittime e un paese in silenzio
Mentre i procedimenti giudiziari, sia in Italia che in Svizzera, cominciano a muovere i primi passi con le indagini per omicidio colposo plurimo, lesioni e incendio, un volo di Stato dell’Aeronautica militare si appresta a compiere un viaggio di ritorno dalla Svizzera. Un C-130, decollato da Sion, ha riportato a Milano Linate i resti di cinque delle sei giovanissime vittime: Achille Barosi e Chiara Costanzo, sedicenni, destinati al capoluogo lombardo; Giovanni Tamburi, altro sedicenne, a Bologna; e il quasi diciassettenne Emanuele Galeppini a Genova. La Procura genovese, su delega di quella romana, ha già disposto che per quest’ultimo l’autopsia venga eseguita in tempi brevissimi, per poi trasmettere i risultati agli investigatori capitolini che coordinano le indagini. Oltre le Alpi, intanto, la Svizzera ha osservato una giornata di lutto nazionale, con le bandiere a mezz’asta sul Palazzo federale, in una pausa di raccoglimento collettivo voluta dalle autorità.
Le indagini e le promesse dalle istituzioni
La dichiarazione del presidente della Confederazione svizzera, Guy Parmelin, ha risuonato in questa giornata di silenzio, assicurando, in una lettera ai media, che dalla tragedia verranno tratte tutte le conseguenze del caso e che si farà il possibile per impedire il ripetersi di simili eventi. Dichiarazioni che, se da un lato segnano un impegno formale delle istituzioni elvetiche, dall’altro non possono che suonare come un lontano eco per chi, come Umberto Marcucci, vive l’incubo in una corsia d’ospedale o piange un figlio che non tornerà più. Le fiamme che hanno inghiottito il locale nella stazione sciistica hanno spento esistenze promettenti, come quella del giovane Galeppini, campione di golf, e aperto un cratere di dolore le cui scosse si avvertono in tutta la Penisola.
Un dolore che non conosce confini
Il tragico episodio di cronaca nera, rispettosamente narrato nei suoi sviluppi giudiziari e umani senza scendere in dettagli superflui, unisce ora due nazioni in un sentimento di orrore e di ricerca della verità. Mentre i proprietari del nightclub affrontano le conseguenze penali della loro custodia, le procure lavorano per ricostruire la dinamica precisa dell’incendio e le possibili responsabilità. Il tutto, mentre le bare dei ragazzi percorrevano l’ultimo tratto di strada verso le loro città, accolte dal silenzio straziato dei propri cari, in un ritorno a casa che nessuno avrebbe mai immaginato di dover organizzare all’indomani di una festa.




