Stellantis in Italia, la produzione automobilistica crolla ai minimi del dopoguerra

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'industria automobilistica nazionale, con gli stabilimenti di Stellantis che ne costituiscono l'ossatura principale, ha registrato nel 2025 un arretramento di portata storica, come rivelano i dati diffusi dal report trimestrale della Fim-Cisl. Il gruppo guidato dall'amministratore delegato Antonio Filosa, infatti, ha prodotto in Italia l'anno scorso un totale di 379.706 veicoli, comprendenti in questo numero sia autovetture che veicoli commerciali. Tale cifra, che segna un calo netto del 20,1% rispetto ai volumi già non esaltanti del 2024, assume un significato ancor più emblematico se paragonata alle performance degli anni precedenti: si tratta, in sostanza, di un dimezzamento della produzione avvenuto nel giro di soli due anni, considerando che nel 2023 le unità ultimate furono 751.384. Un crollo verticale, che riporta indietro le lancette del tempo fino agli albori del miracolo economico italiano, allineando i numeri odierni a quelli del lontano 1955, quando le auto uscite dalle linee di montaggio furono poco più di 230.000. La discesa, peraltro, appare inarrestabile se si guarda alla serie storica iniziata nel 2017, anno in cui la produzione totale toccò il picco di 1.035.454 unità, di cui 743.454 erano autovetture.

Il settore auto traina la caduta generale

A trainare questa caduta libera, come sottolineato in conferenza stampa dal segretario generale della Fim-Cisl Ferdinando Uliano, è stato in particolare il comparto delle autovetture, che da solo ha fatto registrare il dato più basso degli ultimi settant'anni. Delle 379.706 unità totali prodotte nel 2025, infatti, solo 213.706 sono automobili, con un decremento del 24,5% che appare ancor più pronunciato rispetto al calo generale. Questi numeri, che hanno dell'apocalittico, disegnano uno scenario in cui la capacità produttiva del paese si è contratta in maniera drammatica, lasciando intravedere le profonde difficoltà di un settore strategico che fatica a trovare un nuovo equilibrio nel panorama industriale globale, segnato dalla transizione energetica e da cambiamenti geopolitici i cui effetti si riverberano sulle catene di approvvigionamento e sulla domanda. Una situazione che, com'è ovvio, genera allarme non solo tra gli addetti ai lavori ma in tutta la filiera collegata, dai fornitori all'indotto, la cui salute è strettamente interdipendente con le sorti degli stabilimenti.

Lo stabilimento di Melfi vive l'anno peggiore della sua storia

Una contrazione che riflette dinamiche complesse

Questa imponente contrazione, che va ben al di là delle fluttuazioni fisiologiche del mercato, riflette un intreccio di dinamiche complesse e di lungo periodo. Il confronto con il 2017, quando la produzione totale superava il milione di unità, mostra una perdita secca di oltre 650.000 veicoli in otto anni, un trend che illustra una progressiva erosione della base manifatturiera. La trasformazione del settore verso la mobilità elettrica, gli alti costi energetici, le incertezze della domanda e le strategie globali dei gruppi automobilistici, che redistribuiscono i volumi produttivi tra diversi continenti in base a logiche di mercato e di incentivazione, sono tutti fattori che concorrono a spiegare un simile risultato. Il dato del 2025, dunque, non è un episodio isolato ma l'ultimo, drammatico capitolo di una storia di declino che ha visto la produzione italiana di Stellantis scivolare anno dopo anno, avvicinandosi pericolosamente alla soglia psicologica delle 200.000 auto annue, un livello che sembrava ormai superato da decenni.

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