Il prezzo del petrolio vola sopra i cento dollari e il G7 frena sul rilascio delle riserve strategiche

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’escalation militare in Medio Oriente, con il conflitto che ha coinvolto direttamente l’Iran e che ha portato alla nomina di una nuova guida suprema a Teheran, sta riscrivendo le regole del risiko energetico globale, e le conseguenze si riversano con violenza inaudita sui mercati finanziari e sulle tasche dei consumatori, con il prezzo del greggio che ha sfondato con decisione la soglia psicologica dei cento dollari al barile per poi spingersi, in alcuni momenti di contrattazione, oltre i centodiciassette dollari, un livello che non si registrava da quasi quattro anni. Il balzo del greggio, un balzo che in una sola seduta ha toccato punte di oltre il diciassette per cento per il Wti e di quasi il diciannove per cento per il Brent, è la diretta conseguenza del blocco pressoché totale dello Stretto di Hormuz, quel passaggio marittimo strategico attraverso il quale transita abitualmente un quinto del petrolio mondiale e buona parte del gas naturale liquefatto qatariota, e che ora, a causa degli attacchi agli impianti e alle petroliere, è di fatto una rotta interdetta al traffico commerciale regolare.

Di fronte a questa impennata, una impennata che rischia di innescare una nuova spirale inflazionistica e di rallentare la ripresa economica in Europa e negli Stati Uniti, i ministri delle Finanze del G7 si sono riuniti virtualmente per discutere possibili contromisure, ma dall’incontro, come confermato dalla presidenza francese, non è emersa alcuna intesa concreta per un rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio, una misura estrema adottata solo poche volte nella storia e che richiederebbe una coesione politica che in questo momento appare quanto mai fragile. Il ministro francese Roland Lescure, pur ammettendo che il gruppo “non è ancora arrivato” a organizzare un intervento globale sulle scorte d’emergenza, ha cercato di tranquillizzare i mercati affermando che si è pronti a prendere tutte le misure necessarie per stabilizzare il mercato, compreso l’utilizzo di quelle stesse riserve qualora la situazione dovesse ulteriormente deteriorarsi, un messaggio che però non ha impedito alle Borse europee di chiudere in profondo rosso, con Piazza Affari che ha segnato un calo dell’uno e mezzo per cento trascinata al ribasso dai titoli automobilistici e finanziari, mentre lo spread tra Btp e Bund tedeschi si è allargato sensibilmente.

Il governo Meloni studia le accise mobili per frenare il caro-benzina

L’onda lunga del rincaro del greggio si è già abbattuta sulle pompe di benzina italiane, dove il prezzo del carburante in modalità self service ha superato in molte regioni la soglia degli 1,7 euro al litro per la benzina e ha sfondato i 2 euro per il gasolio in autostrada, e dove l’Unione Nazionale Consumatori ha lanciato l’allarme su una escalation che appare inarrestabile. In questo clima di tensione, il governo guidato da Giorgia Meloni sta valutando l’ipotesi di introdurre con urgenza il meccanismo delle cosiddette “accise mobili”, uno strumento fiscale che era stato rafforzato con una norma proprio nel 2023 e che consente di utilizzare l’extragettito Iva generato dall’aumento del prezzo del carburante per ridurre contestualmente il peso delle accise, una misura che era stata caldeggiata dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e che ora potrebbe trovare spazio in un prossimo Consiglio dei ministri, forse già martedì 10 marzo.

La premier Meloni, in un videomessaggio, ha rivendicato l’attivazione di taskforce per monitorare l’andamento dei prezzi e combattere la speculazione, sottolineando che l’esecutivo è al lavoro per mitigare le conseguenze del conflitto sui cittadini e che, qualora i rincari alla pompa dovessero diventare strutturali, si procederà con la sterilizzazione dell’aumento attraverso quel meccanismo che era già scritto nel programma di governo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, interpellato sulla questione, ha confermato che la norma esiste e che si cercheranno i margini per adattarla alla situazione contingente, ma resta il nodo delle risorse, perché tagliare le accise ha un costo diretto per l’erario e la compensazione con l’Iva potrebbe non bastare a coprire interamente il minor gettito, soprattutto in uno scenario di conflitto prolungato che alcune analisi, come quella del Centro Studi di Conflavoro, quantificano in un possibile impatto di 33 miliardi di euro in sei mesi per l’economia italiana, con un rischio concreto per duecentomila posti di lavoro e un calo produttivo del venti per cento nei comparti più energivori come la ceramica, l’acciaio e la chimica.

Trump e la strategia americana nello Stretto di Hormuz

Sul fronte statunitense, il presidente Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha rotto gli indugi promettendo azioni imminenti per ridurre la pressione sul prezzo del petrolio, definendo l’attuale ondata di rincari come un “piccolo prezzo da pagare” per la sicurezza e la pace mondiale, una volta che quella che lui definisce la “minaccia nucleare iraniana” sarà stata definitivamente neutralizzata. Trump ha già disposto l’offerta di assicurazioni sul rischio politico per tutte le navi che transitano nel Golfo e non ha escluso un intervento diretto della Marina militare statunitense per scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, un’opzione, quella della scorta, che era stata proposta anche dal presidente francese Emmanuel Macron per garantire un corridoio marittimo sicuro non appena la fase iniziale delle ostilità si sarà attenuata.

La preoccupazione principale dell’amministrazione americana, al di là delle dichiarazioni roboanti, rimane l’impatto che il caro-benzina ha sugli elettori e il rischio concreto che l’aumento dei prezzi alla pompa, che negli Stati Uniti è già del nove per cento in una sola settimana, possa riaccendere l’inflazione in un’economia che solo ora stava digerendo i precedenti shock, mentre l’Europa osserva con apprensione il livello degli stoccaggi di gas, scesi al trenta per cento della capacità, e teme che la prossima stagione invernale possa essere un calvario se il blocco di Hormuz dovesse impedire l’arrivo del gnl dal Qatar.

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