Confermate a Milano tredici condanne per i saluti romani al corteo di Ramelli
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Redazione Interno
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La quarta sezione penale della Corte d'Appello di Milano ha confermato le condanne a quattro mesi di reclusione per tredici militanti di estrema destra, sanzionati per il reato di apologia del fascismo. I fatti, che risalgono alla commemorazione del 29 aprile 2018 in memoria di Sergio Ramelli, sono stati giudicati alla stregua di una manifestazione illecita, secondo quanto stabilito dalla legge Scelba. L'esponente del Fronte della Gioventù, com'è noto, fu aggredito a Milano nel marzo del 1975 da un gruppo legato ad Avanguardia Operaia e morì in ospedale dopo una lunga agonia, divenendo un simbolo per una parte del mondo politico. La sentenza, che ha sostanzialmente ribadito la decisione di primo grado emessa dal tribunale, accoglie le tesi sostenute dalla sostituta procuratrice generale, la quale aveva parlato, nel corso dell'udienza, di formazioni paramilitari e di un pericolo per l'ordinamento costituzionale.
Il quadro normativo e le motivazioni della Corte
Nel motivare la decisione, i giudici d'appello hanno fatto espresso riferimento alla giurisprudenza delle sezioni unite della Cassazione, la quale ha fornito un'interpretazione stringente della normativa in materia. L'articolo 5 della legge Scelba, che punisce la ricostituzione del partito fascista, è stato ritenuto applicabile al caso di specie, considerando il contesto e la modalità pubblica dei gesti compiuti. I saluti romani e la cosiddetta "chiamata del presente", elementi che caratterizzano da tempo certe ritualità di frange estremiste, sono stati valutati non come mere espressioni commemorative ma come atti idonei a rivendicare e diffondere l'ideologia fascista. La corte, peraltro, ha disposto l'assoluzione dall'ulteriore capo di imputazione relativo alla legge Mancino, quello sull'incitamento alla discriminazione razziale, proprio in ossequio a quel medesimo indirizzo della Suprema Corte che circoscrive l'ambito di applicazione della norma.
I profili processuali e gli imputati
I tredici condannati, le cui posizioni sono state esaminate in rito abbreviato, sono riconducibili a realtà politiche come Lealtà Azione, Casapound ed ex Forza Nuova. Le condotte contestate si sono verificate al termine del tradizionale corteo che si snoda per le strade di Milano ogni anno, in una data simbolica per ricordare la morte di Ramelli. La vicenda giudiziaria, che ha avuto il suo primo esito in tribunale prima di approdare in appello, si inserisce in un filone di interventi repressivi contro quelle manifestazioni pubbliche che, pur nella cornice di una commemorazione privata, assumono connotati giudicati eversivi. La sostituta procuratrice generale, nel suo intervento, aveva sottolineato come la presenza di centinaia di persone, schierate in modo ordinato, potesse configurarsi come una forma di intimidazione e di sfida ai principi fondanti dello Stato democratico.
Il contesto storico e l'evoluzione giurisprudenziale
La sentenza della Corte d'Appello milanese, che ormai è passata in giudicato, rappresenta un tassello significativo nell'applicazione della legislazione antifascista, mostrandone l'adattamento a fenomeni contemporanei. La commemorazione di Ramelli, evento che polarizza da sempre l'opinione pubblica e riattiva memorie dolorose degli anni di piombo, viene così a intersecarsi con una rigida interpretazione giuridica dei simboli e dei rituali politici. Il fatto che i giudici abbiano operato una netta distinzione tra il diritto alla memoria personale e la liceità delle modalità di espressione collettiva segna un punto fermo, destinato a influenzare la valutazione di episodi analoghi. La cronaca nera di quegli anni lontani, con il suo carico di violenza e di sofferenza, continua dunque a proiettare la sua ombra sul presente, attraverso inchieste che, partendo dai fatti di ieri, affrontano le forme dell'estremismo odierno.




