A Milano, saluti romani e "Bella ciao" durante la commemorazione di Sergio Ramelli
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Redazione Interno
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Un corteo che ha mescolato memoria, ideologia e contrapposizione politica. Così si è svolta ieri a Milano la commemorazione per il cinquantesimo anniversario della morte di Sergio Ramelli, il diciannovenne militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975 da un gruppo legato ad Avanguardia Operaia. La cerimonia, organizzata dall’estrema destra, ha visto la partecipazione di circa un migliaio di persone, tra cui esponenti di Fratelli d’Italia come il presidente del Senato Ignazio La Russa e i parlamentari Paola Frassinetti, Riccardo De Corato e altri.
Il rituale, consolidato negli anni, si è ripetuto con le tre chiamate del “camerata Ramelli”, seguite dal coro “presente” e dal saluto romano, gesto vietato dalla legge ma eseguito senza interventi delle forze dell’ordine. A rendere ancora più surreale la scena, però, è stato il sottofondo di “Bella ciao”, intonato da voci non identificate provenienti dalle case circostanti. Un contrasto netto, quasi simbolico, tra due memorie che continuano a dividere.
Poche ore prima, il sindaco Giuseppe Morandi aveva inaugurato la targa che intitola a Ramelli l’ex piazzale della Stazione, definendolo “vittima dell’odio politico”. Un gesto che ha riacceso polemiche mai sopite, soprattutto tra chi vede nella vicenda una ferita ancora aperta del periodo più violento degli anni di piombo




