Duemila a Milano per Ramelli, tra saluti romani e il canto di "Bella ciao"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Davanti al murales dedicato a Sergio Ramelli, in via Paladini, il grido di «presente» risuona tre volte, scandito dai militanti dell’estrema destra riuniti per commemorare il 50esimo anniversario della morte del giovane missino. Ma il rituale, solenne e carico di simboli, viene interrotto da un’improvvisa contestazione: da un balcone, qualcuno grida un insulto e intona «Bella ciao», provocando la reazione immediata dei partecipanti al corteo. Qualcuno applaude in modo beffardo, altri urlano «Esci fuori!», mentre un petardo esplode nel cortile dell’abitazione da cui è partita la provocazione.

La scena, surreale e divisiva, si consuma in pochi istanti, lasciando però traccia di una frattura che va oltre la semplice contrapposizione politica. Ramelli, diciannovenne militante del Fronte della Gioventù, morì nel 1975 dopo essere stato aggredito con una chiave inglese da un gruppo di Avanguardia operaia, formazione della sinistra extraparlamentare. La sua figura, nel tempo, è diventata un simbolo per la galassia neofascista, che ogni anno lo ricorda con marce e cerimonie.

Questa volta, però, alla ritualità della commemorazione si è mescolata una voce dissonante. Mentre i manifestanti, schierati in file ordinate con fiaccole e bandiere tricolori, intonavano «Fischia il vento, urla la bufera» – inno partigiano riadattato dalla destra – il canto partigiano «Bella ciao» è risuonato come una risposta provocatoria, rompendo il silenzio che di solito avvolge queste celebrazioni.

Oltre duemila persone hanno partecipato al corteo, partito da piazza Gorini, dove erano ricordati anche Enrico Pedenovi, consigliere missino ucciso un anno dopo Ramelli, e Carlo Borsani, militante della Rsi caduto nel 1945. Un corteo compatto, che ha sfilato senza gravi incidenti, nonostante il momento di tensione sotto casa di Ramelli.

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