Marocco, Fatima Ezzahra El Mansouri è la prima donna premier della storia del Paese
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Redazione Esteri
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Il re del Marocco Mohammed VI ha nominato Fatima Ezzahra El Mansouri capo del governo, affidandole l'incarico di formare il nuovo esecutivo. La decisione è arrivata dopo settimane di consultazioni serrate, al termine delle quali il sovrano ha sciolto le riserve e ha ricevuto l'avvocatessa cinquantenne al Palazzo Reale di Rabat. Per la prima volta nella storia del Regno, una donna guiderà il governo marocchino.
Una vittoria elettorale senza precedenti
La nomina giunge a pochi giorni dalle elezioni legislative del 23 settembre, che hanno visto il partito Autenticità e Modernità (PAM) conquistare 97 seggi su 395 alla Camera dei Rappresentanti, affermandosi come la prima forza politica del Paese. Il partito di El Mansouri ha superato il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti, che si è fermato a 66 seggi, e il partito Istiqlal, che ne ha ottenuti 65. I dati definitivi hanno confermato un'affluenza alle urne del 38 per cento, in calo rispetto alle consultazioni precedenti e tra le più basse degli ultimi vent'anni.
Il sistema elettorale marocchino, che distribuisce i seggi su base proporzionale, rende difficile per una singola formazione raggiungere la maggioranza assoluta, fissata a 198 seggi. Il PAM dovrà quindi negoziare un'alleanza con altre forze politiche per garantire la stabilità dell'esecutivo. El Mansouri ha già annunciato che avvierà immediatamente le consultazioni con i partiti interessati a far parte della coalizione di governo.
Un profilo politico di lungo corso
Nata a Marrakech nel 1976, Fatima Ezzahra El Mansouri è avvocatessa e ha studiato giurisprudenza in Francia e negli Stati Uniti. La sua carriera politica è iniziata tra le fila del PAM, il partito fondato nel 2008 da un consigliere del re come contrappeso all'Islam politico. Nel 2009 è diventata la prima donna sindaca di Marrakech, carica che ha ricoperto per due mandati consecutivi, fino al 2021. Nel governo uscente guidato da Aziz Akhannouch ha ricoperto il ruolo di ministra dell'Urbanistica e dell'Edilizia abitativa.
La sua ascesa alla guida del governo rappresenta un cambiamento significativo nel panorama politico del Nord Africa. Nel mondo arabo, solo la Tunisia aveva visto una donna ricoprire la carica di primo ministro, con Najla Bouden nominata nel 2021 e Sara Zaafarani nel 2025. Il Marocco, monarchia costituzionale in cui il sovrano mantiene ampi poteri esecutivi, aveva finora sempre affidato la guida dell'esecutivo a uomini.
Le sfide del nuovo esecutivo
Il governo che El Mansouri si appresta a formare dovrà affrontare questioni economiche e sociali di notevole complessità. Il Paese è impegnato in un ambizioso programma di investimenti infrastrutturali in vista della Coppa del Mondo del 2030, che il Marocco ospiterà insieme a Spagna e Portogallo. Le nuove strutture sportive, la rete ferroviaria ad alta velocità e la modernizzazione degli aeroporti richiedono risorse ingenti e una gestione attenta dei tempi di realizzazione.
Sul fronte interno, il PAM ha promesso nel suo programma un tasso di crescita economica medio annuo del 5 per cento, un'inflazione contenuta al 2 per cento e la creazione di almeno un milione di posti di lavoro nel corso del mandato quinquennale. Le elezioni si sono svolte in un clima di malcontento giovanile per la disoccupazione e le carenze dei servizi pubblici, con un movimento di protesta guidato dalla Generazione Z che nella scorsa primavera aveva chiesto a gran voce maggiori investimenti in sanità e istruzione.
Il partito di El Mansouri ha inoltre escluso pregiudizialmente un'alleanza con il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, la formazione islamista che alle elezioni ha ottenuto 54 seggi, tornando a crescere dopo il ridimensionamento del 2021. Il suo leader, l'ex premier Abdelilah Benkirane, ha dichiarato che il PJD resterà all'opposizione, accusando senza prove il PAM di brogli elettorali.
La composizione della futura maggioranza resta quindi un cantiere aperto, con il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti e l'Istiqlal che si profilano come i partner più naturali per raggiungere la soglia dei 198 seggi necessari alla fiducia parlamentare.
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