Bocciati a raffica al test di Medicina, fisica fa strage e gli studenti minacciano ricorsi
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Redazione Interno
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Una vera e propria ecatombe, che non conosce eccezioni geografiche, ha travolto la prima tornata degli esami del cosiddetto "semestre filtro" per l'accesso al corso di laurea in Medicina. I risultati, diffusi dopo le prove dello scorso 20 novembre e basati su un sistema che prevede tre test in un'unica giornata, hanno mostrato percentuali di bocciati elevatissime, creando un caos nazionale e lasciando migliaia di aspiranti medici di fronte a una scelta obbligata, e presa perlopiù alla cieca, sull'accettazione del voto. La situazione, voluta dal Ministero dell'Università, presenta numeri desolanti: in molti atenei, la percentuale di promossi è crollata ben al di sotto del 10%, tracciando un quadro omogeneo e allarmante in tutto il paese. Ad aggravare il panorama, la circostanza per cui gli studenti, privi di una graduatoria di riferimento nel momento della decisione, devono accettare o rifiutare il proprio esito in condizioni di quasi totale incertezza.
Il caso emblematico dell'ateneo di Bari
I dati provenienti dall'Università di Bari, per quanto riguarda i 2.124 iscritti che hanno affrontato la prova, offrono uno spaccato significativo della portata del fenomeno. Se per Biologia i promossi sono stati 600, e per Chimica 484, è l'esame di Fisica ad essersi rivelato lo scoglio insormontabile per la stragrande maggioranza dei candidati. Superarlo, infatti, sono riusciti solo in 218, una cifra che, rapportata al totale degli esaminati, equivale a un misero 10,3 per cento. Numeri che, sommandosi a quelli delle altre discipline, delineano un esito complessivo disastroso, con pochissimi che sono effettivamente riusciti a passare tutte e tre le prove necessarie per entrare in graduatoria. La rabbia e la frustrazione tra i giovani è palpabile, alimentata da un meccanismo che molti giudicano opaco e penalizzante.
La bufera sui ricorsi e lo scenario dei posti vuoti
Contro le nuove modalità di accesso, che concentrano gli esami in una sola sessione, si è già scatenata una valanga di ricorsi promossi dagli studenti, i quali contestano apertamente l'impostazione data dal Mur. La protesta si intreccia con la bufera scatenata dalla pubblicazione dei primi risultati, i quali hanno fatto emergere una criticità inedita e potenzialmente dirompente per il sistema universitario. Si profila, infatti, il concreto rischio che, a gennaio, il numero complessivo di candidati idonei ad iscriversi al corso di laurea in Medicina risulti inferiore ai posti effettivamente disponibili nelle varie sedi. Uno scenario mai visto, che getta una luce preoccupante sull'efficacia del "filtro" così come è stato concepito, rischiando di lasciare aule semivuote dopo una selezione così drastica.
L'omogeneità di un fallimento nazionale
Quello che colpisce, analizzando i resoconti dalle diverse università, è l'assoluta uniformità dell'esito negativo. L'eccezionale difficoltà dell'esame di Fisica, che ha fermato circa il 90% degli studenti in molti atenei, sembra essere la regola e non l'eccezione, come dimostrano anche i casi di Siena e di numerosi altri poli accademici coinvolti. Una situazione che, al di là delle legittime proteste e delle azioni legali annunciate, pone interrogativi immediati sulla preparazione iniziale degli studenti, sulla congruità dei test e, più in generale, sull'intero impianto logico del semestre filtro. La scelta obbligata di questi giorni, tra l'accettare un voto spesso insufficiente o il rifiutarlo per tentare un nuovo appello, si svolge quindi in un clima di profonda incertezza e di forte malcontento, destinato a lasciare il segno indipendentemente dagli sviluppi giudiziari che potranno seguire.




