Congelato il progetto Albania
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Redazione Interno
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Il progetto dei Centri per il Rimpatrio (CPR) in Albania, inizialmente accolto con entusiasmo dal governo italiano come soluzione innovativa per la gestione dei migranti, sembra essere giunto a un punto critico. I centri, situati a Shengjin e Gjader, sono stati progressivamente svuotati del personale operativo, con gli operatori sociali di "Medihospes" che rientreranno in Italia entro il fine settimana. La cooperativa, incaricata della gestione dei centri senza che sia stato ancora siglato l'appalto, ha ridotto lo staff al minimo indispensabile, lasciando solo i lavoratori necessari per la manutenzione delle strutture e per fornire i servizi di base agli agenti di sicurezza e a quelli presenti nel penitenziario.
Damian Boeselager, eurodeputato tedesco di Volt, ha visitato il centro di Gjader con una delegazione del suo partito, definendo la situazione critica. Il fallimento del modello Albania è attribuibile a difficoltà operative, critiche politiche e ostacoli legali che ne hanno minato l'efficacia. Nonostante ciò, dal Ministero dell'Interno trapela che i centri costruiti oltre Adriatico resteranno comunque operativi e vigilati, sebbene con una presenza ridotta di personale.
La decisione di ritirare gli operatori sociali e i poliziotti italiani riflette le crescenti difficoltà nel mantenere attivi i centri di rimpatrio, che erano stati concepiti per alleggerire la pressione sui centri italiani. Tuttavia, le problematiche riscontrate hanno portato a una revisione delle strategie iniziali, evidenziando le sfide nell'implementazione di soluzioni di gestione dei migranti al di fuori dei confini nazionali.
Mentre i centri in Albania restano formalmente operativi, la riduzione del personale e le difficoltà incontrate sollevano interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine di tali strutture.




