Nba, la notte degli infortuni e della rissa: Minnesota stende Denver, ma perde DiVincenzo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte che doveva consegnare un verdetto importante per l’inerzia della serie tra Minnesota Timberwolves e Denver Nuggets si è trasformata, dopo appena settantanove secondi di gioco, in un vero e proprio calvario fisico per gli uomini di Chris Finch. Lui, il coach dei Wolves, si è ritrovato a fare i conti con lo sguardo perso di Donte DiVincenzo, accasciato a terra mentre tentava di recuperare un rimbalzo offensivo. È bastato un istante, un movimento esplosivo seguito dal nulla, per capire la gravità della situazione: lesione al tendine d’Achille, ufficializzata poche ore dopo, che chiude anzitempo una delle stagioni più solide della carriera dell’esterno italo-americano. Una beffa crudele, se si considera che il giocatore aveva risposto presente in tutte le ottantadue gare della regular season, diventando quell’esempio di intensità che raramente passa inosservato.

La reazione di Finch e l’esplosione di Dosunmu

“È il cuore e l’anima di molte delle cose che facciamo”, ha commentato Finch con la voce rotta, riferendosi non solo al valore statistico del suo assistito ma anche a quella leadership silenziosa che tiene insieme gli spogliatoi. Eppure, nonostante il colpo devastante ricevuto dalla sua squadra, il sistema Wolves non si è scomposto. Anzi, la fragilità emotiva del momento ha trovato una risposta quasi surreale sul parquet: Ayo Dosunmu, entrato dalla panchina per tamponare le assenze (usciti anzitempo anche Anthony Edwards, infortunatosi a una gamba nel secondo quarto), ha firmato una prestazione da 43 punti che mancava ai cessi dei playoff da cinquant’anni a questa parte. La sua freddezza nel tiro da tre (cinque su cinque) e la capacità di attaccare il ferro hanno trasformato la disperazione in energia, trascinando Minnesota a un successo per 112-96 che vale il 3-1 nella serie. Se c’è un dato che fotografa la resilienza dei padroni di casa, è proprio l’intensità difensiva nelle fasi calde: un parziale di 9-0 nel quarto periodo, orchestrato da Dosunmu e dal veterano Mike Conley, ha spaccato in due le residue speranze dei Nuggets.

La furia di Jokic e la rissa nel finale

Dall’altra parte della barricata, la frustrazione dei Nuggets è esplosa in maniera incontrollabile quando ormai il destino del match era segnato. A due secondi e un decimo dalla sirena, con la partita sostanzialmente in ghiaccio, Jaden McDaniels ha infilato un layup a porta vuota, un gesto che Denver ha letto come una mancanza di rispetto verso le regole non scritte del basket. Nikola Jokic, solitamente stoico e metodico, ha perso la bussola: ha percorso l’intero campo per andare a spintonare l’ala avversaria, innescando una rissa che ha visto accorrere giocatori e assistenti da entrambe le panchine. Il serbo e Julius Randle (quest’ultimo particolarmente acceso nel difendere il proprio compagno) sono stati prontamente espulsi, mentre McDaniels, interpellato a fine gara, liquidava l’accaduto con un laconico “l’orologio segnava ancora secondi, dovevo segnare”. Un episodio che restituisce la fotografia di una rivalità ormai incancrenita, dove il rispetto sportivo cede il passo alla tensione agonistica più primitiva.

Il lutto sportivo e l’addio di DiVincenzo all’Italia

Mentre a Minneapolis si celebrava l’eroismo di Dosunmu, lo spogliatoio dei Timberwolves viveva il suo momento più buio. La perdita di DiVincenzo non è solo un vuoto tattico (era il terzo miglior realizzatore della squadra e il difensore più affidabile sugli esterni), ma anche uno choc emotivo. Lo si evince dalle parole dei compagni, tra cui lo stesso Randle, che ne ha elogiato la capacità di “buttare il sul parquet ogni notte”. Per l’azzurro (che, va ricordato, aveva già declinato la convocazione dell’Italia per le partite estive per concentrarsi sugli impegni Nba), si profila ora una riabilitazione lunga e complessa, destinata a condizionare anche l’inizio della prossima stagione. Una doccia fredda per una squadra che, priva di due dei suoi migliori interpreti, ha comunque trovato la forza di rispondere colpo su colpo, dimostrando una profondità di organico che pochi analisti avrebbero scommesso.

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