Il ricovero della piccola Trevallion riapre le ferite del caso “famiglia nel bosco”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’eco della crisi respiratoria che domenica sera ha colpito la più piccola delle figlie di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, costringendo la bambina di sette anni a un ricovero d’urgenza nel reparto pediatrico dell’ospedale di Vasto, si è trasformata in pochi giorni in un nuovo, violento scontro istituzionale e giudiziario. La bimba, che vive da mesi in una casa di accoglienza nella stessa città abruzzese insieme ai due fratelli dopo l’allontanamento dalla coppia anglo-australiana, avrebbe avuto una crisi che ha fatto scattare immediatamente la procedura d’emergenza da parte delle educatrici. Tuttavia, mentre le sue condizioni cliniche, legate a una patologia ostruttiva di natura respiratoria, non destano particolare preoccupazione secondo i sanitari – che ne hanno disposto il ricovero in via meramente precauzionale –, è ciò che accade oltre le porte chiuse del nosocomio a innescare la polemica più accesa.

La denuncia della Garante nazionale e la replica dell’Abruzzo

A rompere il silenzio è stata Marina Terragni, Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, la quale in un primo momento ha denunciato – sui social e nelle successive dichiarazioni – che la piccola fosse ricoverata senza la presenza della madre, relegata a meri “incontri di un’ora” sorvegliati dalla presenza di un’educatrice. Secondo la ricostruzione fornita dallo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia, i genitori non sarebbero stati nemmeno informati tempestivamente del malore: se il cellulare del padre risultava spento quella sera, nessuno avrebbe pensato di contattare la madre, che invece era rintracciabile. “Solo il giorno dopo – ha dichiarato Cantelmi – i genitori hanno saputo che la bimba era stata ricoverata”.

A questa versione si è opposta immediatamente Alessandra De Febis, Garante per l’infanzia della Regione Abruzzo, la quale ha fatto visita personalmente alla bambina in ospedale per verificare la situazione. De Febis ha smentito seccamente la ricostruzione più drammatica, affermando che “i genitori sono stati informati tempestivamente del ricovero, disposto in via meramente precauzionale, ed entrambi hanno fatto regolarmente visita alla piccola” sia lunedì che martedì. La garante regionale, senza entrare nel merito delle scelte operative, ha però rimproverato duramente la collega nazionale per l’uso pubblico delle immagini dei minori: “Prendo atto con amarezza come continuino ad essere posti sotto i riflettori dei minori che meritano la dovuta riservatezza”, ha dichiarato, aggiungendo che il primo compito di un garante è difendere i diritti, compreso quello alla privacy.

Il fronte medico: “La madre è un presidio terapeutico”

Al di là delle versioni contrastanti sulla tempistica delle comunicazioni, ciò che ha alimentato la controversia è la natura stessa delle restrizioni visitatorie imposte ai coniugi Trevallion. La presidente della Commissione parlamentare per l'Infanzia e l'adolescenza, Michela Vittoria Brambilla, ha chiesto ufficialmente al Tribunale per i minorenni dell'Aquila una “deroga all'attuale dispositivo” che consenta a Catherine Birmingham di rimanere accanto alla figlia non solo durante il giorno, ma “soprattutto la notte, il momento che ai bimbi fa più paura”. Una richiesta, questa, che si fonda su un principio supportato da un’ampia letteratura scientifica citata anche dalla pediatra Maria Serenella Pignotti, secondo la quale “lo stato di benessere fisico-mentale di un bambino è estremamente dipendente dalla presenza del genitore protettivo”. “Da tre notti – ha specificato Cantelmi – la bambina affronta la degenza senza la presenza accanto dei genitori”, una condizione che rischia di diventare un ulteriore fattore di stress per una paziente già emotivamente vulnerabile.

La gestione dei rapporti e il clima di tensione preesistente

La vicenda del ricovero, quindi, non fa che aggravare un clima già infiammato dalla complessa battaglia legale che vede opposti i genitori – i quali hanno perso temporaneamente la potestà sui figli – e l’autorità giudiziaria abruzzese. L’atteggiamento della struttura ospedaliera, che limita la presenza della madre a un’ora al giorno e solo in compagnia di un’operatrice, viene letto dal collegio difensivo come l’ennesimo capitolo di una “gestione insensibile” della separazione familiare. Lo stesso Cantelmi ha raccontato di aver tentato di mettersi in contatto con la primaria del reparto, in qualità di medico incaricato dalla famiglia, senza però ricevere alcuna risposta. Nel frattempo, mentre i legali attendono segnali dal tribunale, la piccola resta ricoverata: le sue condizioni sono in miglioramento e la dimissione potrebbe avvenire a breve, ma l’incrinatura prodotta da questo episodio nelle dinamiche di affidamento appare destinata a lasciare il segno nel prosieguo dell’inchiesta.

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