Gaza, ore di attesa per la liberazione degli ostaggi al via: ecco chi tornerà a casa. E Israele annuncia: dopo il loro rientro distruggeremo tutti i tunnel

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'attesa, carica di una tensione che si fa più acuta con il passare dei minuti, è ormai prossima al suo epilogo mentre si avvicina il momento del rilascio degli ostaggi ancora prigionieri di Hamas. Resta un'incognita, tra le molte che caratterizzano questa complessa operazione, l'orario preciso in cui i venti ostaggi ancora in vita, su un totale iniziale di quarantotto, lasceranno la Striscia di Gaza; una dinamica il cui coordinamento, delicato e fondamentale, è affidato alla Croce Rossa internazionale. Parallelamente a questa trepidazione, si registra l'annuncio israeliano, perentorio e senza ambiguità, che segue una logica militare precisa: una volta assicurato il ritorno dei propri cittadini, le operazioni per la distruzione sistematica della rete di tunnel sotterranei riprenderanno senza esitazione.

Il futuro di Gaza dopo il conflitto

Mentre la tregua temporanea mostra i suoi primi effetti, una fonte del movimento vicina ai negoziati ha dichiarato, in un'intervista rilasciata all'agenzia Afp, che Hamas "non governerà la Striscia di Gaza" al termine delle ostilità. La questione del governo dell'enclave palestinese, stando a quanto riferito da quella stessa fonte, sarebbe ormai "definita" per il gruppo, il quale avrebbe precisato di "non partecipare alla transizione" che seguirà la fine della guerra. Affermazioni che, se da un lato delimitano le ambizioni politiche del movimento, dall'altro lasciano volutamente aperto l'interrogativo su chi, in futuro, avrà la responsabilità di amministrare un territorio devastato da anni di conflitto e da un recente immane scontro armato.

Un contesto internazionale in movimento

Sullo sfondo di questi sviluppi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si appresta a recarsi a Sharm el-Sheikh per la firma di un accordo in occasione del vertice di pace, un atto che conferisce ulteriore peso diplomatico alla fase corrente. La città egiziana, crocevia di delicate trattative, è stata purtroppo teatro di un incidente stradale in cui hanno perso la vita tre diplomatici del Qatar, mentre altri due sono rimasti feriti; alla guida del veicolo, secondo quanto ricostruito dalle autorità e riportato dal sito Al-Qahera, vi era un autista egiziano che avrebbe perso il controllo del volante. Proprio a Sharm, nei giorni precedenti, si erano tenuti i negoziati, mediati da delegazioni statunitensi, qatariote ed egiziane, che hanno condotto all'intesa tra Israele e Hamas.

La riemersione delle milizie e le complicazioni

Nonostante le dichiarazioni sul proprio disimpegno futuro, Hamas sta dando segnali concreti di una volontà di riaffermare la propria presenza sul terreno. Le milizie, infatti, sono ricomparse in forse per le strade di Gaza liberate dalla presenza dei soldati israeliani, con poliziotti in uniforme e pattuglie di sicurezza che hanno ripreso a circolare, in uno sforzo evidente di riprendere il controllo dell'ordine pubblico. Questa mossa, tuttavia, rischia di complicare non poco i termini del cessate il fuoco, il quale nella sua seconda fase prevede, secondo quanto stabilito, il disarmo totale dei gruppi armati. Fonti locali e report internazionali indicano che il movimento abbia richiamato settemila membri delle sue forze di sicurezza e abbia nominato cinque nuovi governatori, scelti tra persone con un solido passato militare, segno di una preparazione che va oltre la semplice gestione dell'emergenza.

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