L’alta pressione avvolge l’Italia, ma tra nubi basse e nebbie il sole non sarà ovunque
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Redazione Interno
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Dopo oltre due mesi e mezzo segnati da un’intensa e persistente perturbazione atlantica, che ha letteralmente flagellato la Penisola con precipitazioni record e un’assenza quasi totale di pause significative, la situazione meteorologica sta finalmente cambiando volto. L’anticiclone delle Azzorre, a lungo atteso, si sta espandendo sul bacino del Mediterraneo, riportando condizioni di stabilità e un progressivo aumento delle temperature, le quali, sebbene in maniera non uniforme, ci regaleranno un assaggio anticipato di primavera. Tuttavia, la ritrovata alta pressione non si tradurrà ovunque in cieli perfettamente sereni e soleggiati, specialmente per quanto riguarda l’inizio della settimana.
Lunedì 23 e martedì 24 febbraio, l’anticiclone sarà presente e dominante, ma la sua struttura, influenzata da correnti nord-occidentali in quota che al suolo si trasformano in un debole flusso sud-occidentale, favorirà l’insistenza di alcuni fenomeni tipicamente invernali, seppur non precipitanti. Se al Centro e al Sud, in particolare sul versante adriatico e sulle isole maggiori, il sole splenderà quasi incontrastato regalando ore decisamente miti, al Nord, e in special modo in Valpadana, il panorama sarà differente. Qui, le pianure, in particolare quelle di Piemonte, Lombardia ed Emilia, si sveglieranno avvolte da fitte nebbie e foschie, le quali potrebbero risultare anche persistenti, faticando a diradarsi del tutto nell’arco della giornata. Una situazione, questa, che porterà a contrasti marcati: mentre a Milano o Torino il cielo potrà rimanere grigio e l’atmosfera umida, a pochi chilometri di distanza, sui primi rilievi o appena oltre la linea della nebbia, il sole sarà invece protagonista.
Qualche addensamento sul Tirreno in un contesto di stabilità diffusa
Parallelamente al fenomeno delle nebbie padane, le due giornate di lunedì e martedì vedranno la presenza di qualche addensamento nuvoloso di tipo basso lungo i litorali tirrenici, specialmente tra la Toscana, il Lazio e la Campania settentrionale. Si tratterà di nubi prevalentemente innocue, che difficilmente produrranno fenomeni di rilievo ma che potranno, localmente, limitare le ore di sole, specialmente nelle prime fasi del mattino e verso sera. Questo quadro, nel suo complesso, delinea un'Italia spaccata in due dal punto di vista della visibilità e della percezione della luce, pur in un contesto di generale stabilità barica che, come non accadeva da dicembre, terrà lontane le perturbazioni. Il picco di questa fase anticiclonica, infatti, è atteso tra mercoledì 25 e giovedì 26, quando l’alta pressione raggiungerà la sua massima potenza, e le temperature, complice anche un’insolazione più prolungata, potrebbero fare un deciso balzo in avanti, portandosi ovunque ben al di sopra delle medie stagionali.
Temperature in rialzo e un finale di febbraio dal sapore mite
L’aumento dei valori termici sarà una costante per l’intera settimana, sebbene con intensità diverse da zona a zona. Mentre nelle aree nebbiose della Pianura Padana le minime potranno risultare ancora rigide e le massime faticheranno a salire a causa della scarsa insolazione, sul resto d’Italia, e in particolare al Sud e sulle isole, l’aria tiepida subtropicale porterà le colonnine di mercurio a toccare punte di 18-20 gradi durante le ore pomeridiane. Brescia e le province limitrofe, come gran parte del Nord, si troveranno nella linea di confine tra l’inverno che resiste nelle pianure e la primavera che avanza sui monti. I meteorologi sottolineano come questa fase anticiclonica rappresenti una vera e propria svolta rispetto al lungo periodo di maltempo che ha caratterizzato l’inizio dell’anno, un bimestre che, per assenza di pause e accumuli pluviometrici, è stato definito tra i più "grigi" e umidi degli ultimi trent’anni. La tregua, insomma, sembra finalmente decisa, e ci accompagnerà almeno fino agli ultimi giorni del mese, con sole prevalente e clima mite, salvo le locali eccezioni di nebbie e nubi basse che, in questo contesto, rappresentano più un ricordo invernale che una reale perturbazione.




