Bff bank, Moody’s taglia i rating e il titolo affonda a piazza affari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La doccia fredda, per gli investitori che avevano riposto fiducia nelle carte di Bff Bank, è arrivata al termine di una seduta già di per sé nervosa: l’agenzia di rating Moody’s ha deciso di tagliare di un livello tutti i giudizi sulla banca milanese, specializzata nel factoring pro-soluto verso la pubblica amministrazione. Non solo: l’istituto di valutazione statunitense, in un report diffuso ieri, ha anche messo i nuovi rating sotto osservazione – “review for downgrade”, scrivono –, un’ombra lunga che si proietta direttamente sulla solidità percepita dell’intermediario. L’Adjusted Baseline Credit Assessment, che rappresenta una sorta di polso interno del rischio di credito, ha subìto un ulteriore scivolone: da “ba2” a “ba3”, un passaggio che gli analisti tecnici difficilmente potranno liquidare come marginale, perché legato a doppio filo con la Strategy, il Risk Appetite e la Governance della banca.

Il crollo in borsa e il peso delle vendite

A piazza Affari, intanto, il verdetto di Moody’s ha alimentato una raffica di vendite che ha spinto le quotazioni giù dell’8,52% in una sola giornata, un tonfo che ha interrotto bruscamente quella fase di relativa tenuta mostrata nelle settimane precedenti. Il quadro tecnico, guardando i grafici, appare ora nettamente ribassista: il titolo potrebbe scivolare verso un pavimento indicato a 1,412 Euro, mentre il tetto – cioè il livello oltre il quale si potrebbe ipotizzare un’inversione – è stato ricondotto all’area 1,548. Su base settimanale, gli operatori notano un allentamento della curva rispetto alla forza espressa dal FTSE Italia Mid Cap, un segnale che rende il titolo particolarmente esposto a ulteriori pressioni speculative. I rating sui depositi, va detto, restano tecnicamente investment grade: il lungo termine è a “Baa3”, il breve a “Prime-3”. Ma è un dettaglio che, nel vortice delle vendite, ha offerto ben poco sostegno.

Belingheri lascia il board, un’uscita silenziosa ma pesante

Qualche giorno prima della bufera, una notizia era passata quasi in sordina: Massimiliano Belingheri, manager di origini coleresi e figura chiave del rilancio impiantistico di Colere Infinite Mountain, ha annunciato su LinkedIn di aver concluso il proprio ruolo come membro del board. Lui era entrato nella governance di Bff vent’anni fa, quando la banca era un attore ben diverso da quello che si trova oggi a fronteggiare l’ira dei mercati. La tempistica, inevitabilmente, ha alimentato il clima di incertezza: un addio che si aggiunge a un quadro dirigenziale già sotto pressione, senza che per ora emergano dettagli su eventuali sostituzioni o rimpasti.

Le ragioni del declassamento secondo Moody’s e il ruolo di Bankitalia

L’agenzia di rating Usa – va ricordato, opera in un contesto in cui alla Casa Bianca siede nuovamente Donald Trump, anche se la vicenda non ha alcuna relazione con l’esecutivo americano – ha motivato la scelta in modo puntuale: «L’azione di rating è stata principalmente dettata dall’annuncio di Bff del 29 marzo, secondo cui la Banca d’Italia ha nominato due commissari per supportare il consiglio di amministrazione». Un intervento diretto del regolatore che, per Moody’s, cambia il profilo di rischio dell’istituto. La revisione in corso, quella che potrebbe portare a un ulteriore declassamento, si concentrerà su alcuni nodi specifici: le implicazioni dei rilievi della Banca d’Italia sulla posizione patrimoniale di Bff, gli effetti sui volumi e sulla redditività, e infine la stabilità dei livelli di finanziamento e liquidità durante questa fase di incertezza. Parole misurate, quelle dell’agenzia, ma che fotografano una banca costretta a navigare a vista.

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