Il riso basmati dei supermercati sotto la lente: i risultati dei test

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Tra giugno e settembre 2025, l’associazione Altroconsumo ha condotto un’indagine approfondita su otto marche di riso basmati, quelle più facilmente reperibili nella grande distribuzione italiana, i cui esiti, tutt’altro che confortanti, sollevano interrogativi sulla qualità di un prodotto tanto amato. L’analisi, che si è concentrata su parametri stringenti di sicurezza e qualità, ha rivelato, attraverso test di laboratorio, la presenza di elementi indesiderati in ciascuno degli articoli esaminati, delineando un panorama nel suo complesso deludente per i consumatori. Questo riso profumato, la cui coltivazione avviene perlopiù tra India e Pakistan, mostra dunque un volto differente da quello rassicurante che gli viene comunemente attribuito, svelando criticità che ne intaccano la percezione di genuinità.

I nemici invisibili: micotossine e pesticidi

Il fronte più delicato, come spesso accade per i cereali, è quello delle contaminazioni da micotossine e residui di pesticidi, sostanze che possono rappresentare un rischio per la salute. A differenza di quanto emerso in un precedente test sul riso Carnaroli – il quale, per sua fortuna, non aveva mostrato tracce di aflatossine – il basmati non ha superato indenne la prova. Le aflatossine, che sono metaboliti tossici prodotti da muffe in condizioni specifiche di calore e umidità, sono state infatti rilevate in misura variabile, dimostrando come le condizioni di coltivazione o di stoccaggio possano talvolta favorire lo sviluppo di questi pericolosi antagonisti.

Una marca oltre i limiti di legge

La situazione più critica, in particolare, riguarda una delle otto marche analizzate, la cui denominazione non viene resa pubblica, che è risultata contaminata da aflatossine in concentrazioni superiori ai limiti massimi consentiti dalla normativa vigente. Questo dato, di per sé allarmante, porta Altroconsumo a sconsigliarne categoricamente l’acquisto, segnalando un caso di non conformità che va ben al di là delle semplici discrepanze qualitative. Se ne trae la conferma che il sistema di controlli, in alcuni casi, possa mostrare delle falle, lasciando che prodotti non a norma arrivino comunque sugli scaffali della spesa quotidiana.

Alternative e consigli pratici

Alla luce di questi risultati, l’attenzione del consumatore deve necessariamente spostarsi verso una lettura più attenta delle etichette e una maggiore consapevolezza sulla provenienza. L’associazione suggerisce, come strategia prudenziale, di limitare il consumo di basmati e di alternarlo con varietà aromatiche di produzione italiana, le quali, essendo coltivate in un contesto agroalimentare più controllato, offrono garanzie superiori. Si menzionano, a titolo esemplificativo, varietà come Apollo, Fragrance o Iarim, che presentano un chicco lungo e affusolato e un profumo marcato, ricordando per consistenza e aroma i risi asiatici senza condividerne, apparentemente, le criticità.

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