Bufera di neve, Passolanciano isolata e con gli impianti sommersi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’aprile che non ti aspetti, quello che ti si riversa addosso con metri di neve fresca e vento gelido, ha trasformato l’Abruzzo in una trappola bianca. Nella località sciistica di Passolanciano, incastonata nel comune di Pretoro in provincia di Chieti, le abbondanti precipitazioni dei primi due giorni del mese hanno letteralmente sommerso ogni cosa: gli impianti di risalita, costretti a chiudere i battenti, giacciono sotto una coltre così pesante da renderli irriconoscibili. A raccontarlo all’ANSA sono stati i gestori delle strutture ricettive, i quali – nel tentativo di descrivere una situazione che sfiora l’inverosimile – hanno parlato di alberghi “mangiati” dalla neve. Ma il vero nodo della vicenda, quello che trasforma un disagio meteorologico in una questione di ordine pubblico, è l’isolamento completo delle persone: gestori e lavoratori degli hotel, bloccati negli stessi edifici che dovrebbero gestire, non possono più spostarsi. La ragione è duplice, e a dirla tutta nemmeno tanto sorprendente data l’intensità dell’ondata di maltempo: da un lato l’accumulo nevoso fuori controllo, dall’altro la caduta di numerosi alberi lungo le due arterie principali che garantiscono il collegamento con il fondovalle.

Undici persone intrappolate sotto tre metri di neve, l’esercito in azione

Non si tratta però solo di Passolanciano. Poco più a nord, sempre nell’area della Maiella ma sul versante pescarese, la situazione è persino più critica: a Serramonacesca, un piccolo comune che della montagna ha fatto la sua ragione d’essere, undici persone sono rimaste bloccate all’interno di un hotel. La cifra, tre metri di neve, dice già molto sulle condizioni di impraticabilità: entrambe le strade d’accesso alla struttura sono state dichiarate inagibili, costringendo le autorità a fare ricorso a mezzi e uomini specializzati. Il Nono Reggimento Alpini dell’Esercito, infatti, è stato attivato per raggiungere l’hotel – isolato come un fortino in tempo di guerra – e procedere all’evacuazione degli ospiti e del personale. La Difesa, in una nota, ha fatto sapere di aver già ripristinato parte della viabilità nei dintorni, ma l’intervento resta in attesa dei mezzi dell’Anas per completare il deflusso e mettere in sicurezza l’intera area.

L’altro fronte: Castiglione Messer Marino e l’evacuazione col cingolato

E mentre i riflettori sono puntati su Serramonacesca, non va dimenticato quanto accade a poca distanza, in località Castiglione Messer Marino. Anche lì, un’altra struttura ricettiva si è trovata con sei ospiti bloccati, circondati dalla neve e senza alcuna via di fuga percorribile a piedi o in automobile. La situazione, se possibile, è persino più delicata dal punto di vista logistico: le squadre di soccorso hanno dovuto far ricorso a un mezzo cingolato – l’unico in grado di affrontare un manto nevoso così profondo e instabile – per avvicinarsi all’edificio e portare via le persone una a una. L’operazione, ancora in corso al momento della diffusione delle prime notizie, testimonia la difficoltà oggettiva di muoversi in un territorio che, da pista da sci, si è trasformato in una prigione a cielo aperto.

Disagi diffusi tra Abruzzo, Molise e Marche, la montagna che non perdona

L’ondata di maltempo non ha colpito soltanto l’Abruzzo, se è vero che Molise e Marche stanno facendo i conti con le medesime criticità. Tuttavia, è proprio sul comprensorio sciistico della Maiella, a cavallo tra Pescara e Chieti, che il quadro assume i contorni più drammatici. I gestori degli alberghi, quelli che di solito accolgono i turisti con sorrisi e cioccolate calde, ora si trovano dall’altra parte della barricata: non possono uscire, non possono rifornire i depositi, non possono nemmeno affacciarsi senza rischiare di perdere l’orientamento sotto una visibilità ridotta all’osso. Gli undici bloccati a Serramonacesca, come le sei persone intrappolate a Castiglione Messer Marino, vengono descritti dalle fonti come “al sicuro” – una precisazione non banale, in un contesto dove l’isolamento rischia di innescare panico o comportamenti avventati. L’esercito, con i suoi mezzi cingolati e i suoi alpini addestrati al freddo più estremo, rappresenta in queste ore l’unico argine contro il ripetersi di una tragedia annunciata. Gli alberghi restano chiusi, gli impianti sommersi, e la neve – quella stessa neve che d’inverno è ricchezza – continua a cadere, implacabile, mentre i soccorritori lottano contro il tempo e contro una montagna che non intende cedere il passo.

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