Gallagher a Mosca: la diplomazia vaticana prova a tenere aperto il canale con il Cremlino
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Redazione Esteri
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Mentre i fragori della guerra in Ucraina continuano a echeggiare con crescente intensità e le cancellerie internazionali sembrano aver esaurito le leve di una pressione efficace, il Vaticano compie una mossa che sa di controcorrente ma che affonda le radici in una tradizione diplomatica secolare. È atterrato oggi, 24 agosto, nella capitale russa monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, una figura che per ruoli e competenze rappresenta il ministro degli Esteri della Santa Sede.
La missione, che si protrarrà fino al 28 agosto, intende verificare la possibilità di riaprire un varco in un dialogo che appare ormai quasi del tutto cristallizzato, vittima di una conflittualità che non accenna a placarsi e che ha trasformato il territorio ucraino in un teatro di scontri sempre più cruenti e devastanti.
Il ritorno dopo quasi cinque anni di silenzio e di guerra
Per misurare la distanza che separa la situazione odierna da quella che si viveva qualche tempo fa, basta ricordare che l'ultima visita ufficiale di Gallagher a Mosca risale al novembre 2021, un'era geopolitica che sembra ormai lontanissima e che appariva agli occhi degli analisti solo come un momento di normale tensione diplomatica.
All'epoca, le avvisaglie di una possibile escalation non erano certo assenti, eppure nessuno poteva immaginare che a distanza di soli tre mesi il Cremlino avrebbe dato il via a quella che viene definita "operazione speciale", travolgendo gli equilibri di un intero continente e gettando le basi per una crisi di portata globale. Da allora, i conflitti non si sono fermati all'Ucraina, ma si sono moltiplicati in varie aree del pianeta, contribuendo a minare dalle fondamenta quel sistema multilaterale che faticosamente era stato costruito nei decenni precedenti.
In questo contesto, la scelta del Vaticano di non interrompere mai del tutto il filo della comunicazione con Mosca, pur nelle difficoltà e nelle condanne espresse a chiare lettere, assume i contorni di una strategia consapevole e paziente.
L'agenda di Gallagher e la delicata fase internazionale
Secondo quanto riportato dall'Osservatore Romano, l'agenda del viaggio del segretario vaticano è fitta di appuntamenti e conferma la volontà della Santa Sede di non abbandonare il campo della trattativa, anche quando le condizioni appaiono oggettivamente sfavorevoli e le speranze di una svolta imminente sono pressoché nulle.
Leone XIV, del resto, ha più volte ribadito l'importanza di percorrere fino in fondo la strada dell'opzione diplomatica, spinto dalla consapevolezza che la guerra, con il suo carico di morte e distruzione, non potrà trovare una soluzione sul campo ma soltanto attorno a un tavolo negoziale. È probabile che sia stata proprio l'evidente impotenza mostrata dalla comunità internazionale di fronte a una recrudescenza del conflitto, che negli ultimi mesi ha assunto toni sempre più aspri e preoccupanti, a spingere la Segreteria di Stato a riattivare questo canale privilegiato con il Cremlino.
Non si tratta di un riconoscimento politico o di una legittimazione delle azioni belliche, bensì di un tentativo estremo di tenere aperta una porta che, se si chiudesse definitivamente, renderebbe ogni ipotesi di pace ancora più remota e difficilmente realizzabile.
Le sfide di una missione senza facili illusioni
La missione di Gallagher a Mosca si inserisce in una fase internazionale particolarmente delicata, in cui i negoziati ufficiali sono bloccati da mesi e le parti in causa sembrano procedere su binari paralleli che non si incontrano mai. L'arcivescovo britannico, che vanta una lunga esperienza nel settore diplomatico e ha già avuto modo di confrontarsi con le durezze della diplomazia russa, non si fa certo illusioni sulla possibilità di ottenere risultati concreti e immediati, ma la sua presenza sul terreno rappresenta un segnale inequivocabile di continuità nell'impegno della Santa Sede.
La scelta di inviare il numero due della diplomazia vaticana, e non un semplice incaricato di rango inferiore, dimostra l'importanza che il papa attribuisce a questa iniziativa, che si pone idealmente come un ponte gettato sopra un fiume in piena. Del resto, la storia recente della Santa Sede è costellata di tentativi di mediazione in conflitti dimenticati o apparentemente irrisolvibili, e l'esperienza insegna che la perseveranza, talvolta, paga più della forza o delle sanzioni economiche.
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