Produzione industriale in calo a maggio: l’incertezza internazionale frena la ripresa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La produzione industriale italiana, dopo il timido segnale positivo di aprile, ha invertito nuovamente la rotta a maggio, confermando un quadro fragile e condizionato da fattori esterni. Secondo le stime diffuse dall’Istat, l’indice destagionalizzato è sceso dello 0,7% rispetto al mese precedente, mentre su base annua – depurato dagli effetti di calendario – il calo raggiunge lo 0,9%. Un dato che riflette non solo le difficoltà interne, ma anche l’aumento dell’instabilità globale, alimentata dalle politiche commerciali aggressive degli Stati Uniti e dall’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente, tra cui il recente conflitto tra Israele e Iran scoppiato il 13 giugno.

«Le prospettive di crescita della domanda mondiale, seppur in recupero, restano negative», sottolinea l’Istituto, evidenziando come gli scambi internazionali di merci abbiano subito una battuta d’arresto già ad aprile, con un calo dell’1,4% rispetto a marzo. Un contesto che pesa sull’industria italiana, già alle prese con criticità settoriali, a cominciare dal crollo del comparto automobilistico.

Il ruolo di Stellantis, in particolare, si è rivelato determinante nel trascinare verso il basso l’intero indice. Nonostante le rassicurazioni della holding Exor della famiglia Elkann, il gruppo – che rappresenta una fetta cruciale del manifatturiero nazionale – ha continuato a ridurre la produzione, contribuendo in modo significativo al risultato negativo. Un problema che non riguarda solo le linee di assemblaggio, ma l’indotto e l’occupazione, con ripercussioni a catena sull’economia reale.

Intanto, il Pil del primo trimestre 2025 ha segnato una crescita dello 0,3%, lasciando una “crescita acquisita” per l’anno pari al +0,5%. Tuttavia, questi numeri – seppur positivi – non bastano a compensare le incognite legate al quadro internazionale, sempre più volatile. La guerra commerciale avviata dall’amministrazione Trump, unita alle crisi geopolitiche, rischia di rallentare ulteriormente la ripresa, soprattutto in assenza di interventi strutturali in grado di sostenere la competitività delle imprese.

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