Piantedosi contro Mediterranea: "I soccorsi in mare li gestisce lo Stato, non le Ong"
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Redazione Interno
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Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, è tornato a ribadire con forza il principio cardine della linea governativa in materia di immigrazione, affermando senza mezzi termini che la gestione e il coordinamento delle operazioni di soccorso in mare sono "una prerogativa esclusiva dello Stato", il quale ha altresì il dovere di "contrastare i trafficanti di esseri umani". La dichiarazione, diffusa attraverso un post sul social network X, costituisce una replica diretta alle recenti vicende che vedono protagonista l'organizzazione Mediterranea Saving Humans e la sua nave, attualmente sottoposta a fermo amministrativo nel porto di Trapani in applicazione del cosiddetto "decreto Piantedosi".
L'unità è stata bloccata dalle autorità dopo aver scelto di far sbarcare un gruppo di migranti nel porto siciliano, disattendendo le indicazioni del Viminale che ne prescrivevano lo sbarco in un approdo settentrionale, identificato in Genova. Una scelta, quella del capomissione Beppe Caccia – figura storica dell’antagonismo italiano – definita come un atto di consapevole "disobbedienza", ammesso dallo stesso quando ha dichiarato: "Poco prima che arrivassimo a destinazione ci è stato detto via radio se eravamo consapevoli che il nostro porto assegnato era quello di Genova. Abbiamo dimostrato che ne eravamo consapevoli".
Questo episodio non rappresenta un caso isolato nel sempre più teso braccio di ferro tra esecutivo e organizzazioni non governative. Poche ore dopo il fermo della Mediterranea, un’altra nave, la Trotamar III, è stata oggetto di un provvedimento analogo nel porto di Lampedusa. Il sequestro amministrativo è stato disposto con l’accusa di non aver correttamente informato la guardia costiera libica dell’operazione di salvataggio che ha portato al recupero di ventidue persone alla deriva.




