Omicidio Grivano a Napoli, fermata la coppia: esecuzione per una relazione mai perdonata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Svolta nelle indagini sull'omicidio di Alessandro Grivano, il trentaduenne ucciso a colpi di pistola mentre era in sella al suo scooter a Porta Capuana, nel cuore di Napoli, nella notte tra il 3 e il 4 luglio scorso. Per il delitto sono stati fermati due soggetti, entrambi costituitisi spontaneamente presso la Questura di via Medina: Eliana Brunetti e Ernesto Maddaloni. Sebbene la donna si sia presentata per prima, a sparare il colpo mortale sarebbe stato il compagno, mentre la Brunetti si trovava con lui sul mezzo al momento dell'agguato.

L'ipotesi investigativa, ormai consolidata, riconduce a un movente passionale, radicato in una relazione extraconiugale che per quasi tre anni ha avvelenato i rapporti tra i protagonisti di questa vicenda.

La dinamica dei fatti e la ricostruzione dell'agguato

Secondo quanto emerso dagli inquirenti, la sera dell'omicidio Ernesto Maddaloni e Eliana Brunetti erano in sella allo stesso scooter utilizzato per raggiungere Grivano e consumare l'esecuzione. Maddaloni, che si è riservato di rendere dichiarazioni difensive solo in sede di udienza di convalida del fermo, non ha rilasciato alcuna ammissione formale al momento della costituzione; le sue eventuali dichiarazioni sono attese per la prima metà della settimana, quando il giudice dovrà pronunciarsi sulla misura cautelare.

La donna, attualmente reclusa nel carcere di Secondigliano con l'accusa di concorso in omicidio, avrebbe avuto un ruolo attivo nella pianificazione e nell'esecuzione materiale del delitto, stando al racconto degli investigatori che la descrivono come compartecipe necessario dell'azione criminosa.

La genesi di un rancore durato tre anni

Dietro l'efferato gesto si celerebbe una lunga scia di ostilità e intimidazioni, alimentata da una relazione extraconiugale che la vittima aveva intrattenuto in passato con la Brunetti. Un legame mai digerito da Maddaloni, che per quasi tre anni avrebbe alimentato un clima di tensione e minacce nei confronti di Grivano, culminato nella notte di inizio luglio con l'agguato mortale.

La vittima, che si trovava in sella al proprio scooter nei pressi di Porta Capuana, è stata raggiunta da un unico colpo di pistola al petto, un gesto brutale che gli inquirenti hanno letto come l'atto finale di un conflitto personale degenerato in violenza. La scelta di agire in pieno centro cittadino, per di più a bordo di un ciclomotore che consentiva una rapida fuga, lascia trasparire una determinazione che esclude ogni dubbio sulla premeditazione del gesto.

Le indagini e il quadro giudiziario

La costituzione dei due indagati, avvenuta dopo sette giorni di irreperibilità e ricerche da parte delle forze dell'ordine, ha permesso agli inquirenti di chiudere il cerchio delle indagini confermando lo scenario passionale già ipotizzato fin dai primi riscontri. Il fermo, già richiesto dalla Procura e convalidato in via d'urgenza, dovrà ora superare il vaglio dell'udienza di convalida che si terrà nei prossimi giorni. L'accusa per entrambi i fermati è di concorso in omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione.

Maddaloni, che pur essendosi costituito si è avvalso della facoltà di non rispondere, dovrà comparire davanti al giudice per chiarire la propria posizione, mentre la Brunetti resta in custodia cautelare in attesa che il tribunale della libertà si esprima sulla richiesta di ulteriori misure. L'indagine, coordinata dalla Procura di Napoli, non ha quindi più margini di dubbio sulla matrice sentimentale del delitto, escludendo qualsiasi coinvolgimento di altre organizzazioni o moventi estranei alla sfera personale dei soggetti coinvolti.

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