Guerra in Iran, Trump valuta nuovi attacchi mentre Teheran blinda Hormuz
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Redazione Esteri
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La guerra in Iran entra in una fase considerata decisiva dopo le indiscrezioni diffuse dai media israeliani e statunitensi secondo cui Donald Trump sarebbe pronto a decidere entro 24 ore se autorizzare una nuova offensiva contro Teheran. Le trattative per tentare di ricomporre il conflitto non avrebbero prodotto risultati concreti e Washington, insieme a Tel Aviv, sarebbe già impegnata in intensi preparativi militari. Sullo sfondo restano le tensioni nello stretto di Hormuz, dove l’Iran ha annunciato di avere predisposto un piano per la gestione del traffico marittimo, mentre alcuni Paesi europei starebbero trattando per garantire il passaggio delle proprie navi.
Il nuovo aggiornamento sulla crisi in Medio Oriente arriva in un contesto già segnato da raid e operazioni militari che coinvolgono più aree della regione. Nelle stesse ore continuano infatti gli attacchi israeliani in Libano e nella Striscia di Gaza, dove secondo le informazioni diffuse sarebbe stato ucciso uno degli ultimi leader militari di Hamas ancora attivi. La prospettiva di una possibile ripresa della guerra contro l’Iran alimenta quindi un quadro regionale sempre più instabile, mentre il fragile cessate il fuoco viene descritto come appeso a decisioni che potrebbero maturare nel giro di poche ore.
Trump, Teheran e la tensione sullo stretto di Hormuz
Le ultime news sulla guerra Iran-Usa riportano una crescente attenzione internazionale sullo stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico energetico e commerciale della regione. Teheran ha comunicato di avere predisposto misure specifiche per gestire il transito nell’area e ha aggiunto che alcuni Paesi europei sarebbero già impegnati in colloqui per assicurare il passaggio delle proprie imbarcazioni. La situazione resta monitorata con particolare attenzione anche per le possibili conseguenze economiche e geopolitiche che un eventuale blocco o un aumento delle tensioni nello stretto potrebbero provocare in tutto il Medio Oriente.
Nel frattempo il presidente iraniano Pezeshkian ha rivolto un appello al Papa chiedendo che le nazioni contrastino le richieste avanzate dagli Stati Uniti. Il messaggio si inserisce nella più ampia offensiva diplomatica con cui Teheran prova a rafforzare il sostegno internazionale in una fase considerata estremamente delicata. Le dichiarazioni arrivate dall’Iran si intrecciano con quelle provenienti dagli ambienti politici e militari israeliani, secondo cui una nuova escalation militare potrebbe essere imminente se non dovessero emergere sviluppi concreti sul fronte negoziale.
Il messaggio di Ghalibaf e il nuovo ordine evocato da Teheran
Nelle ultime ore è intervenuto anche Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore della Repubblica islamica, che attraverso un messaggio pubblicato su X ha parlato di un cambiamento globale ormai alle porte. “Il futuro appartiene al Sud del mondo”, ha scritto Ghalibaf, sostenendo che il conflitto e la “resistenza iraniana di 70 giorni” avrebbero accelerato una trasformazione internazionale già in corso. Nel suo intervento il dirigente iraniano ha inoltre richiamato le parole del presidente cinese Xi Jinping, secondo cui il mondo starebbe vivendo una trasformazione senza precedenti nell’arco di un secolo.
Le dichiarazioni diffuse da Teheran arrivano mentre resta alta la tensione tra Iran, Stati Uniti e Israele e mentre la guerra continua a influenzare gli equilibri politici dell’intera area del Golfo. Le prossime ore vengono descritte come decisive sia per il possibile ritorno delle operazioni militari sia per la tenuta degli equilibri regionali, con l’attenzione concentrata sulle mosse di Washington, sulle reazioni iraniane e sugli sviluppi lungo le principali aree strategiche del Medio Oriente.




