Peretola, il grande passo (e la rivolta in piazza)
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Redazione Interno
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L’aeroporto di Peretola prepara il decollo verso il suo futuro, un futuro che, stando ai piani dei vertici di Toscana Aeroporti, dovrebbe concretizzarsi nell’arco di circa tre anni. La tabella di marcia, come confermato ufficialmente, prevede l’avvio della conferenza dei servizi in autunno, il via ai cantieri entro l’estate del 2027 e la conclusione dell’intervento nel biennio successivo. Si parla di un’operazione da circa mille posti di lavoro in più, destinati a salire se si considera l’intero indotto, e di un milione di passeggeri aggiuntivi: un salto dimensionale che, per chi guida la società di gestione, è giustificato dalla necessità di ridurre drasticamente l’impatto acustico sugli attuali quartieri residenziali, sostituendolo con il sorvolo di aree prettamente industriali.
Tuttavia, mentre i tecnici affinano i disegni e gli uffici legali si preparano a una probabile, anzi certa, estate bollente di contenziosi, lo specchio della realtà riflette un’immagine ben diversa da quella delle slide progettuali. Oggi, i riflettori non sono puntati sulle gru che verranno, bensì sulla coda di una manifestazione che si annuncia molto partecipata a Sesto Fiorentino. L’attenzione delle forze dell’ordine è ai massimi livelli, un livello di guardia reso obbligatorio dai fantasmi dello scorso ottobre, quando una protesta simile degenerò in scontri violenti: dieci agenti rimasero feriti, l’aerostazione subì danni e i passeggeri vissero ore di spavento tra ritardi e incertezze. Per scongiurare il ripetersi di quella “domenica nera”, gli organizzatori del fronte “Basta aeroporti in città” hanno già ottenuto un gesto concreto dalle autorità: lungo il percorso del corteo, che lambirà zone come via delle Idee e viale Ariosto, saranno chiusi i contenitori stradali della Plures Alia per evitare che vengano utilizzati come strumenti di barricata.
Il clima rovente della Piana trova il suo termometro più fedele nel confronto politico locale, dove l’ampliamento della pista è diventato una vera e propria cartina al tornasole per gli aspiranti sindaci. Durante l’ultimo dibattito organizzato al cinema Grotta, le posizioni si sono rivelate inconciliabili come non mai. Da un lato, c’è chi invita apertamente alla ribellione: Damiano Sforzi, forte di una contrarietà trentennale, ha lanciato l’appello a partecipare alla protesta odierna, promettendo – qualora eletto – il primo storico ricorso al Tar. Dall’altro, emerge la richiesta paradossale di Beatrice Corsi, la quale non chiede solo di bloccare i lavori, ma addirittura di ridurre i voli esistenti per tutelare la salute dei quartieri di Brozzi e San Donnino, accusando il progetto di volere un “mangificio” del turismo di massa.




