Dacia, il cerchio si chiude: dalla Logan low cost alla Sandero ibrida che non ti aspetti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il vento è cambiato, e non solo per via delle correnti geopolitiche che soffiano oltreoceano con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Anche in automobile, si sa, ogni traiettoria finisce per compiere un giro completo, e quella di Dacia — marchio che vent’anni fa, nel 2004, stupiva il mondo con la Logan da 5.000 euro — sembra oggi aver saldato il debito con la propria storia nel modo più sorprendente, cioè dalla direzione opposta a quella da cui tutto era partito -6. Allora si trattava di togliere, di ridurre l’auto all’osso pur di consegnarla a un prezzo che sembrava una sfida al mercato; oggi, invece, l’operazione compiuta dalla casa rumena, seconda in Europa per vendite ai privati con 697.408 immatricolazioni e una crescita del 3,1% nel solo 2025, è di segno diametralmente opposto -1-7. Si tratta di aggiungere. Si tratta, per la precisione, di ibridare.

Nel rinnovamento della gamma 2026, presentato proprio in queste settimane, c’è una consapevolezza che a Mioveni hanno maturato strada facendo: non serve inseguire l’elettrico a tutti i costi — e Spring, che pure è stata rinnovata, insegna —, né tantomeno rincorrere i competitor cinesi sul loro terreno -5. Serve invece portare la tecnologia giusta al prezzo giusto. Ed è qui che la Sandero, da sempre bestseller e regina indiscussa delle scelte degli italiani — oltre il 70% delle vendite della vettura si concentra sulla variante Stepway —, smette i panni dell’utilitaria essenziale per indossare quelli, molto più complessi, di un’auto capace di viaggiare in città fino all’80% del tempo in modalità elettrica -7-9.

L’ibrido che mancava, la potenza che sorprende

La grande novità, quella destinata a cambiare la percezione del marchio più di qualsiasi ritocco stilistico, si chiama Dacia Sandero Stepway Hybrid 155. Non è una sigla messa lì per caso: il 155 indica i cavalli vapore che il propulsore full hybrid — lo stesso già visto su Duster e Bigster, forte di un 1.8 litri e di una trasmissione automatica dedicata — è in grado di esprimere -4-7. Un balzo in avanti notevole, se si considera che la Sandero era nata per fare i conti con la spesa, non con il cronometro. Certo, l’appuntamento con questa versione è fissato per la fine del 2026, e i listini ufficiali non sono ancora stati comunicati, ma le stime degli analisti — che parlano di un prezzo d’attacco intorno ai 20.000 euro — lasciano intendere che Dacia non ha alcuna intenzione di tradire la propria vocazione popolare -2-7.

Intanto, però, c’è già chi può mettersi al volante di un’altra novità, altrettanto significativa. Si tratta del nuovo motore Eco-G 120, un tre cilindri 1.2 turbo a Gpl che sostituisce il precedente 1.0 da 100 cavalli, e che per la prima volta nella storia del marchio può essere abbinato a un cambio automatico a doppia frizione a sei rapporti -8-9. I numeri parlano chiaro: l’autonomia complessiva — grazie all’aumento della capienza del serbatoio del gas, passato a 49,6 litri — raggiunge i 1.590 chilometri sulla Streetway e i 1.480 sulla Stepway -2-8. Un’autonomia da record, che trasforma il pieno in un evento quasi mensile.

Spring, la doppia anima dell’elettrico accessibile

Se la Sandero ibrida rappresenta il futuro prossimo, il presente elettrico di Dacia continua a chiamarsi Spring, anzi, le Spring. Perché il restyling del 2026 non si è limitato a un ritocco: ha sdoppiato l’offerta. Oggi la citycar a zero emissioni si presenta in due varianti di potenza, 70 e 100 cavalli, con una batteria LFP (litio-ferro-fosfato) da 24,3 kWh che — pur avendo perso 2,5 kWh di capacità rispetto al passato — garantisce grazie all’efficienza dei nuovi motori e alla migliore aerodinamica un’autonomia omologata di 225 chilometri -5-7. La ricarica rapida DC, da 40 kW sulle versioni che la montano, permette di passare dal 20 all’80% in 29 minuti -1-5. Certo, il prezzo non è più quello stracciato degli esordi: si parte da 17.900 euro per la 70 cavalli, si sale a 20.400 per la 100 cavalli, ma il costo d’esercizio — circa 1,5 euro ogni 100 km — rimane un’attrattiva difficile da eguagliare -5-7.

Il segmento C si allarga: arriva la C-Neo

Non è finita, perché il 2026 sarà anche l’anno di un debutto assoluto. Dacia, che già con Jogger e Bigster ha dimostrato di sapersi muovere con disinvoltura nel segmento C, si prepara a lanciare un modello inedito, al momento noto con il nome provvisorio di C-Neo -1-7. Sarà una station wagon — o forse una fastback rialzata, le ipotesi sono ancora aperte — costruita sulla piattaforma M1E della Bigster, pensata per le famiglie e con ogni probabilità motorizzata con le stesse opzioni ibride e bifuel già apprezzate sui fratelli maggiori -1. La presentazione è attesa per la fine dell’anno, a testimonianza di una strategia che non conosce soste e che mira a coprire ogni spazio, senza lasciare nulla al caso.

La Jogger, dal canto suo, ha già ricevuto l’aggiornamento 2026: il full hybrid 155 è disponibile in Spagna a partire da 24.550 euro, il nuovo GPL automatico da 120 CV arriverà nel primo trimestre, e l’intera gamma beneficia ora della strumentazione digitale da 7 pollici e del display centrale da 10 pollici -4-10. Per un’auto che può trasportare sette persone e parte da 18.940 euro, non è certo un dettaglio da poco.

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