La nuova architettura di difesa aerea italiana, tra scudo antimissile e basi Nato: la situazione
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Redazione Interno
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Il generale Claudio Gabellini, che del Comando Operazioni Aerospaziali di Poggio Renatico è stato alla guida fino al 2024, conosce bene il valore strategico di quella che viene spesso definita la “sentinella” dei cieli italiani. È proprio da quel centro, situato in provincia di Ferrara e oggi parte integrante dell’infrastruttura difensiva della Nato, che si controlla e protegge lo spazio aereo nazionale. Con le tensioni in Medio Oriente che continuano ad aumentare, segnate dagli ultimi bombardamenti israeliani su Teheran e Beirut e dalla risposta dei Pasdaran con missili verso Tel Aviv, il timore che l’Italia possa diventare un obiettivo sensibile è palpabile tra i cittadini. Il Paese, ospitando basi utilizzate anche dagli alleati e snodi logistici di primaria importanza come lo stesso Coa, si trova oggettivamente in una posizione delicata, sebbene la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, abbia ribadito che l’Italia “non è in guerra e non vuole entrarci”.
Uno scudo a strati per la difesa nazionale
Proprio per rispondere a queste minacce ibride e sempre più complesse, l’Esercito Italiano ha recentemente ricevuto i primi esemplari dei nuovi sistemi missilistici SAMP/T New Generation e GRIFO, consegnati ufficialmente lo scorso 22 gennaio presso il Comando Artiglieria Controaerei di Sabaudia, alla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen. Carmine Masiello. Si tratta di due sistemi complementari che costituiranno l’ossatura della moderna difesa aerea nazionale, pensata per creare una rete “a strati” in grado di intercettare minacce di diversa natura e provenienza. Il SAMP/T NG, sviluppato dal consorzio Eurosam e destinato alla difesa a medio-lunga gittata, impiega il nuovo missile Aster 30 Block 1NT e il potente radar Kronos Grand Mobile High Power di Leonardo, capace di rilevare bersagli a oltre 350 chilometri di distanza. Dall’altro lato, il sistema GRIFO si colloca nello spettro della difesa a corto raggio, la cosiddetta Shorad, utilizzando il missile Camm-Eri e il radar X-Tar 3D per neutralizzare minacce come droni, velivoli e missili da crociera a quote più basse.
La base di Poggio Renatico e il ruolo della Nato
Non c’è dubbio che il cuore pulsante di questa architettura difensiva, quella che consente di avere un quadro unitario e coordinato della situazione, risieda proprio in centri di comando e controllo come quello di Poggio Renatico. La base, che già ospita il Comando Operazioni Aerospaziali e il Deployable Air Command and Control Centre della Nato, rappresenta un assetto fondamentale non solo per la sovranità nazionale, ma anche per l’intera Alleanza Atlantica. Ed è proprio il collegamento con la Nato a sollevare i maggiori interrogativi in questo frangente di crisi. Sebbene la premier abbia chiarito che, al momento, l’uso delle basi italiane da parte degli Stati Uniti avviene nel rigoroso rispetto degli accordi bilaterali del 1954 e riguarda esclusivamente attività di supporto logistico e non operazioni cinetiche, lo scenario rimane in evoluzione. La presenza di infrastrutture come il radar di Kürecik in Turchia e le basi Aegis in Romania e Polonia dimostra come l’ombrello protettivo della Nato sia esteso e complesso, e l’Italia, con i suoi siti, ne è parte integrante.
Nuove tecnologie per minacce ibride
L’ammodernamento in corso, che prevede l’acquisizione di sei batterie Samp/T Ng e nove sistemi Grifo, rappresenta un salto generazionale nelle capacità di difesa. Non si tratta più soltanto di contrastare aerei nemici, ma di creare una bolla protettiva in grado di reagire in tempo reale a sciami di droni, missili da crociera e minacce balistiche. Il sistema Grifo, in particolare, è stato concepito per operare in simbiosi con le altre componenti, come il sistema Skynex di Rheinmetall, una difesa ravvicinata basata su cannoni che va a costituire l’ultimo strato protettivo per siti particolarmente sensibili. Questa logica “a cipolla” permette di intercettare un oggetto ostile a distanze via via minori, aumentando esponenzialmente le possibilità di neutralizzarlo prima che possa causare danni. I radar di nuova generazione, come il Kronos, garantiscono una visione a 360 gradi e la capacità di seguire molteplici bersagli contemporaneamente, un fattore cruciale in uno scenario di saturazione dello spazio aereo.
L’occhio artificiale sui cieli
Parallelamente all’introduzione di questi nuovi vettori, l’industria della difesa italiana, con aziende come Leonardo, sta lavorando a concetti ancora più avanzati. L’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, ha recentemente illustrato un’architettura difensiva denominata “Michelangelo”, un sistema basato sull’intelligenza artificiale che dovrebbe fungere da “kill web”, una rete in cui ogni sensore (radar, satelliti) e ogni sistema d’arma sono interconnessi per reagire a velocità sovrumane contro minacce ipersoniche. L’idea è di superare la tradizionale catena di comando lineare per creare un sistema distribuito, in cui il miglior sistema d’arma disponibile venga selezionato e ingaggiato automaticamente, pur mantenendo l’uomo al centro delle decisioni finali. Questo approccio, che mira a integrare anche i sistemi meno moderni dei paesi alleati più piccoli, rappresenta la frontiera su cui l’Italia e la Nato stanno investendo per garantire quella che Cingolani definisce una “cupola” di sicurezza condivisa, capace di rendere l’Europa più resiliente.




