Evelina Sgarbi in tv: «Mio padre Vittorio è un involucro vuoto, lo portano in giro come un brand»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La guerra, mediatica prima ancora che giudiziaria, tra Evelina Sgarbi e l’entourage del padre Vittorio si riaccende nel salotto televisivo di Caterina Balivo, con la figlia del critico d’arte che torna a tracciare un ritratto impietoso delle condizioni di salute del genitore. Ospite de "La Volta Buona", la ventiseienne ha utilizzato parole pesanti per descrivere l’attuale gestione della figura pubblica di Sgarbi, sostenendo che l’uomo, ridotto a un mero contenitore, venga esposto in giro come un brand più che tutelato come persona.

L’intervento, andato in onda in un clima di crescente tensione, ha offerto un nuovo capitolo di una vicenda iniziata mesi fa con la richiesta di un amministratore di sostegno, una battaglia legale che sembra aver ormai cristallizzato i ruoli all’interno della famiglia: da un lato una figlia che grida allo sfruttamento e alla manipolazione, dall’altro un ambiente familiare che la accusa di essere mossa da secondi fini economici, come lei stessa ha ammesso con amarezza: "La situazione si è ribaltata e ora passo per la figlia interessata al patrimonio".

L’accusa di Evelina: “Non ha telefono, né agenda. È un involucro vuoto”

Nel corso della trasmissione, Evelina Sgarbi ha ribadito la propria estraneità alla vita quotidiana di Vittorio, giustificandola non con un allontanamento volontario, ma con una sorta di isolamento forzato del padre. Secondo la sua ricostruzione, e lo ha spiegato con dovizia di particolari pur senza nominare esplicitamente la compagna Sabrina Colle, Sgarbi sarebbe circondato da persone che lo terrebbero in uno stato di sudditanza psicologica, privandolo di qualsiasi autonomia.

"Basta avere occhi per vedere le ultime uscite – ha tuonato la figlia – lo portano in giro come fosse un brand, un cognome che funziona. Non ha telefono, non ha agenda. Viene portato in giro come un involucro vuoto". Un’immagine, quella dell’involucro, che sintetizza la convinzione della ragazza secondo cui il critico d’arte non ragionerebbe più con la propria testa, riducendosi a una pedina passiva nelle mani di chi lo circonda e che lo sfrutterebbe per fini pubblicitari.

Lo scontro diretto: la stoccata della Balivo e la difesa della figlia

Di fronte a un’arringa così diretta, Caterina Balivo ha rotto l’usuale neutralità della conduttrice per intervenire con fermezza, definendo "ingeneroso" l’atteggiamento di Evelina nei confronti di un uomo che, nonostante le difficoltà, sta cercando di reagire. La conduttrice, visibilmente infastidita dalle accuse di plagio e manipolazione, ha incalzato la giovane ospite con una domanda che, nella sua semplicità, è apparsa come una lama: "Perché una persona intraprendente come te non si è mai presentata a uno degli eventi dove lui era ospite? Sarebbe stata un’occasione per vederlo".

Un colpo basso che mirava a evidenziare una contraddizione di fondo: se il padre è manipolato, perché non andare a prenderlo fisicamente dove si trova, anziché limitarsi a descriverne la prigionia in tv? Evelina ha replicato sostenendo che non è così semplice, che il padre è ormai "plagiato" al punto da non riuscire a comunicare nemmeno al telefono, ma la replica è parsa debole rispetto al fuoco amico della padrona di casa, che ha chiuso il dibattito con un monito sulla natura subdola delle malattie mentali, lontane anni luce dal concetto di plagio volontario.

Il retroscena giudiziario: un'amministrazione negata, ma un matrimonio sospeso

Lo scontro televisivo, per quanto aspro, non è che la punta di un iceberg giudiziario ben più complesso, che vede il tribunale civile di Roma impegnato a districare la matassa della capacità di intendere e di volere di Vittorio Sgarbi. Come emerso da sentenze precedenti, la richiesta di Evelina di nominare un amministratore di sostegno per la gestione ordinaria della vita quotidiana del padre è stata rigettata dal giudice lo scorso dicembre: una vittoria per l’entourage del critico, che si è sempre opposto a quella che definiva una limitazione ingiustificata della libertà del proprio assistito.

Tuttavia, la stessa autorità giudiziaria ha disposto una perizia psichiatrica approfondita per valutare se Sgarbi sia idoneo a compiere atti di natura straordinaria; tra questi, il più spinoso è senza dubbio il matrimonio con Sabrina Colle, un’unione che, se celebrata in questo stato di precarietà cognitiva, potrebbe essere impugnata e annullata in futuro. La perizia, affidata a una consulente tecnica d’ufficio, dovrà stabilire se il critico abbia la piena consapevolezza delle conseguenze patrimoniali e personali del sì, un esame che finché non sarà concluso blocca di fatto le nozze.

Il silenzio degli eventi e la lontananza fisica

Ciò che emerge con chiarezza dal racconto di Evelina Sgarbi è la fotografia di un rapporto padre-figlia ormai ridotto a un dialogo tra sordi, mediato esclusivamente dalle quinte televisive o dalle aule di tribunale. La ragazza ha ammesso di non avere un "rapporto caloroso" come quello che ha con la madre, e ha giustificato la propria assenza dalle recenti uscite pubbliche di Vittorio (come la presentazione del libro "Il cielo più vicino" o le apparizioni alla Biennale di Venezia) con la presenza di un "muro" eretto dai suoi caregivers.

"Se volesse sentirmi, lo farebbe", ha dichiarato, scaricando sull’entourage la responsabilità del silenzio e rifiutando l’etichetta di "figlia cattiva" che, a suo dire, le è stata affibbiata.

Caterina Balivo, nel ribattere, ha sottolineato come forse sia più facile dipingere il padre come un malato incapace piuttosto che accettare la complessità di una relazione umana logorata dalla lontananza e dalla malattia, lanciando un messaggio che ha trovato eco tra i telespettatori: la fragilità, se sfruttata, è una colpa di chi sta intorno, ma la lontananza, se giustificata solo a parole, rischia di apparire come una resa.

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