Il virus dell'influenza K avanza in Italia, tra sintomi lunghi e un'impennata di casi dopo le feste

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La curva epidemica dell'influenza stagionale, che ormai si avvicina alla soglia del milione di casi segnalati, non accenna a placarsi, trovando un terreno particolarmente fertile nella rete di incontri e di contatti ravvicinati tipici delle recenti celebrazioni natalizie. A dominare la scena, soppiantando progressivamente gli altri ceppi circolanti, è la variante K del virus influenzale di tipo A, sottotipo H3N2, la cui caratteristica principale – oltre a una contagiosità piuttosto elevata – sembra risiedere in una certa aggressività clinica, come sottolineano diversi infettivologi. Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie infettive del policlinico San Martino di Genova, descrive un decorso che, in molti pazienti, si discosta dal classico pattern influenzale: i sintomi, tra cui spicca una febbre spesso molto alta, possono protrarsi anche oltre la settimana, arrivando a durare fino a otto o nove giorni, e mostrano una fastidiosa tendenza alla ricomparsa dopo un apparente miglioramento.

Il peculiare andamento bifasico della sintomatologia

Proprio questo andamento bifasico costituisce uno degli aspetti più rilevanti dell'infezione da virus K, come tiene a precisare Bassetti. «Dopo un primo picco di febbre alta», spiega lo specialista, «si registra spesso un breve intervallo di miglioramento, una tregua che può indurre a sottovalutare la situazione, seguita però dal ritorno della febbre forte e di altri disturbi». Una dinamica che, se non gestita con la giusta attenzione e con un adeguato riposo, può logorare l'organismo e aprire la strada a possibili sovrainfezioni batteriche, prolungando ulteriormente i tempi di guarigione completa. Se ne vedono già gli effetti, peraltro, nella pressione sui servizi sanitari territoriali, sebbene – come riportato da alcune cronache locali – i pronto soccorso di grandi città come Firenze non abbiano sperimentato, durante le festività, il temuto collasso che molti avevano pronosticato.

La fascia pediatrica particolarmente colpita

L'analisi dei dati epidemiologici, del resto, indica chiaramente che l'epidemia si trova ancora in una fase pienamente espansiva, come conferma il virologo Fabrizio Pregliasco. La crescita dei contagi, spiega il direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'Università Statale di Milano, risulta particolarmente marcata tra i bambini più piccoli, nella fascia di età compresa tra zero e quattro anni, che rappresentano attualmente la popolazione più colpita. Una circostanza che, inevitabilmente, si ripercuote sull'intero nucleo familiare, amplificando la diffusione del virus. La previsione per le prossime settimane è di un'ulteriore ascesa, con la vera e propria punta massima dell'ondata influenzale che, secondo gli esperti, è attesa proprio nel mese di gennaio, quando il rientro a scuola e al lavoro fornirà un ulteriore impulso alla trasmissione del patogeno.

Cosa fare in caso di infezione

La gestione dell'influenza K, sul piano pratico, non si discosta dalle raccomandazioni valide per le forme stagionali classiche, ma richiede una maggiore consapevolezza sulla sua potenziale durata. Il ricorso ai farmaci di automedicazione, come gli antipiretici per controllare la febbre, deve essere sempre ponderato e seguire le indicazioni del medico o del farmacista, evitando assolutamente l'uso di antibiotici, che sono inefficaci contro i virus. Fondamentale rimane il riposo a casa, un'accortezza che serve sia a favorire la ripresa dell'organismo, debilitato dallo sforzo di combattere l'infezione, sia a limitare la circolazione del contagio negli ambienti di lavoro e di studio. Idratazione abbondante e un'alimentazione leggera ma nutriente completano il quadro delle misure di supporto più utili, mentre la vigilanza deve essere massima nei confronti dei segnali che potrebbero indicare un peggioramento, come la difficoltà respiratoria o la persistenza di febbre molto alta oltre i primi giorni.

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