Aviano e Vicenza, basi Usa in allerta dopo l'attacco all'Iran. Battisti: «Potrebbero diventare un obiettivo»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’intervento diretto degli Stati Uniti in Medio Oriente, culminato nella distruzione di tre impianti nucleari iraniani durante la notte, rischia di trasformare il conflitto tra Israele e Iran in un confronto più ampio, con possibili ripercussioni ben oltre i confini regionali. Un pericolo che le autorità europee, così come quelle alleate, non sembrano sottovalutare, come dimostra l’inasprimento delle misure di sicurezza in Italia, dove le basi militari americane sono state poste in stato di massima allerta.

«Potrebbero diventare un obiettivo di questa ritorsione», ha dichiarato all’AdnKronos il generale Giorgio Battisti, già primo comandante del contingente italiano in Afghanistan e membro del Comitato Atlantico, riferendosi proprio alle installazioni statunitensi nel nostro Paese. La sua valutazione, per quanto cauta, riflette la preoccupazione di un’escalation che potrebbe coinvolgere non solo il teatro mediorientale, ma anche obiettivi strategici altrove, compresi quelli in territorio europeo.

La rotta seguita dai bombardieri americani prima dell’attacco non ha fatto che accentuare tali timori. I sette B-2, insieme ad altri 125 velivoli impiegati nell’operazione, hanno sorvolato lo spazio aereo vicino alla Sicilia durante il loro volo di 18 ore verso l’Iran, il più lungo dal 2001 secondo quanto riferito dal capo di stato maggiore Usa, Dan Caine. Gli aerei, che hanno effettuato rifornimenti in volo senza mai atterrare, hanno sganciato 14 bombe "bunker buster" da 14 tonnellate, colpendo strutture chiave del programma nucleare iraniano.

L’Italia, che ospita circa 12.000 militari americani distribuiti tra dieci basi – da Aviano a Sigonella, da Napoli a Camp Darby – ha immediatamente innalzato il livello di protezione attorno a quelle che ora sono considerate possibili mete di rappresaglie. Lo stesso vale per le sedi diplomatiche di Stati Uniti, Israele e Iran, tutte sottoposte a controlli straordinari. Sebbene non vi siano segnali concreti di minacce imminenti, la prudenza è d’obbligo, soprattutto dopo che l’azione militare ha dimostrato quanto Washington sia disposta a spingersi pur di contenere Teheran

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