Deliveroo, il pm di Milano dispone il controllo giudiziario per caporalato: paghe sotto la soglia di povertà per migliaia di rider

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo il provvedimento che aveva coinvolto Glovo-Foodinho, un altro colosso del food delivery finisce sotto la lente della Procura di Milano. Il pubblico ministero Paolo Storari, lo stesso magistrato che conduce da tempo inchieste sullo sfruttamento lavorativo nelle piattaforme digitali, ha disposto in via d'urgenza il controllo giudiziario nei confronti di Deliveroo Italy srl. L'accusa, formulata al termine di indagini condotte dal Nucleo Ispettorato del Lavoro dei carabinieri di Milano, è quella di caporalato, un reato che nel contesto delle consegne a domicilio assume i contorni del cosiddetto “caporalato digitale”.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero circa tremila i rider impiegati nel Milanese e ventimila su tutto il territorio nazionale a versare in uno stato di bisogno, condizione della quale l'azienda avrebbe approfittato corrispondendo loro compensi iniqui. Le retribuzioni, si legge nel decreto firmato dal pm Storari e riportato da diverse agenzie di stampa, sarebbero in alcuni casi inferiori fino a circa il 90% rispetto alla soglia di povertà e ai minimi stabiliti dalla contrattazione collettiva nazionale del settore logistica, preso come termine di paragone. Una paga, quella erogata dalla piattaforma, che per i magistrati non risulta proporzionata né alla qualità né alla quantità del lavoro svolto, violando di fatto il dettato dell'articolo 36 della Costituzione, quello che garantirebbe a ogni lavoratore un'esistenza libera e dignitosa.

L'algoritmo e la subordinazione nascosta dietro le partite Iva

Il nucleo centrale dell'inchiesta, che si inserisce in un più ampio filone investigativo avviato già dal 2021 sul fenomeno delle piattaforme, riguarda la natura del rapporto di lavoro. I rider di Deliveroo, così come quelli di Glovo, risultano formalmente inquadrati come lavoratori autonomi titolari di partita Iva in regime forfettario. Una formula, questa, che per Procura e carabinieri sarebbe solo una facciata. Tutti gli aspetti del ciclo lavorativo, dalla raccolta degli ordini alla gestione dei parametri di remunerazione, passando per i tempi di consegna e la geolocalizzazione costante, dipenderebbero in realtà dall'algoritmo e dalla piattaforma informatica della società. Un controllo stringente, quello esercitato dal software, che secondo l'accusa dimostrerebbe l'esistenza di un vero e proprio rapporto di subordinazione, rendendo di fatto i fattorini dipendenti a tutti gli effetti, sebbene sprovvisti delle relative tutele.

A suffragare la tesi investigativa sono state raccolte e analizzate le testimonianze di un campione di cinquanta rider. Dal confronto tra i loro redditi da lavoro autonomo, le soglie di povertà (elaborate su dati Istat del luglio 2024, che fissano a 1.245 euro lordi mensili il limite sotto il quale si rischia di scivolare in povertà) e il contratto collettivo nazionale della logistica, è emerso un quadro drammatico. Per i magistrati, il 73% dei lavoratori esaminati percepirebbe cifre inferiori a quella soglia, con uno scostamento medio annuo che supera i 7.200 euro. Percentuali che salgono ulteriormente, arrivando a lambire l’86,5%, se si considera il mancato rispetto dei minimi salariali previsti dal contratto di categoria.

L'iscrizione nel registro degli indagati e il ruolo dell'amministratore giudiziario

Il provvedimento, che segue a distanza di meno di un mese la convalida del controllo giudiziario per Glovo-Foodinho da parte del gip Roberto Crepaldi, ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati, con l'ipotesi di caporalato aggravato, di Andrea Zocchi, il 65enne amministratore unico di Deliveroo Italy srl nonché managing director per il nostro paese della società, che in Italia vanta un giro d'affari da 240 milioni di euro ed è controllata dalla britannica Roofoods Ltd. La stessa Deliveroo è indagata ai sensi della normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti. L'impiego di manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno, si legge nell'imputazione, sarebbe avvenuto nell'interesse e a vantaggio della società, la quale avrebbe adottato una politica d'impresa che rinnega le esigenze di rispetto della legalità, ricercando deliberatamente situazioni di pesante sfruttamento lavorativo.

Ora, con il controllo giudiziario disposto in via d'urgenza (che dovrà essere convalidato dal gip entro dieci giorni), la palla passa all'amministratore giudiziario nominato. Il professionista, l'avvocato Jean Paule Castagno, dovrà vigilare sul rispetto delle norme lavorative e procedere alla regolarizzazione delle posizioni dei rider. Un compito complesso, che richiederà di rivedere gli assetti organizzativi della società per evitare il ripetersi delle condotte contestate, adottando eventualmente scelte anche in difformità rispetto a quelle proposte dalla multinazionale. L'obiettivo è quello di garantire ai lavoratori condizioni contrattuali e salariali conformi alla legge, mettendo fine a un modello che la Procura non esita a definire di sfruttamento e che ha tenuto migliaia di persone, spesso costrette ad accettare qualsiasi lavoro pur di sopravvivere, in una condizione di grave precarietà economica.

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