La doppia mossa su Ferretti, Weichai sale al 39,25% mentre Komarek prepara l'opa del 16 marzo
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Redazione Economia
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Si arroventa l’atmosfera intorno a Ferretti, il gruppo degli yacht di lusso con quartier generale a Forlì, finito al centro di una contesa per la governance che vede contrapposti i due principali azionisti. Da un lato il socio di maggioranza, la cinese Weichai Group, che attraverso la controllata Ferretti International Holding continua imperterrita a rafforzare la propria posizione; dall’altro il miliardario ceco Karel Komarek, il quale, tramite la sua Kkcg Maritime, si prepara al lancio di un’offerta pubblica di acquisto parziale fissato per lunedì 16 marzo. Secondo le ultime dichiarazioni depositate presso la Borsa di Hong Kong, la quota di Weichai è salita al 39,2572 per cento, un incremento progressivo che i cinesi portano avanti ormai da dicembre con acquisti quotidiani di piccoli pacchetti azionari. Una campagna d’acquisto silenziosa, quella del colosso cinese, che rappresenta la risposta più chiara all’iniziativa del socio ceco, il quale punta a raddoppiare la propria partecipazione portandola dall’attuale 14,5 fino al 29,9 per cento.
L’offensiva del ceco e la replica dei cinesi
L’offerta promossa da Kkcg Maritime, che ha già ottenuto il via libera di Consob e Borsa Italiana, riguarda un massimo di 52.132.861 azioni al prezzo di 3,50 euro per Titolo, per un controvalore complessivo che si attesta attorno ai 182,5 milioni di euro. L’operazione, che si chiuderà il 13 aprile, non è finalizzata al delisting – hanno più volte ribadito dalla società ceca – e non comporterà il superamento della soglia del 30 per cento, quella che farebbe scattare l’obbligo di un’opa totalitaria. Komarek, entrato nel capitale di Ferretti in sede di Ipo nel 2023, ha motivato la mossa con la volontà di contribuire a definire una struttura di governance più efficiente, sostenendo – una volta completata l’offerta – l’elezione di propri candidati in consiglio di amministrazione in occasione della prossima assemblea degli azionisti.
La replica di Weichai, va detto, non si è fatta attendere e non si è limitata al solo rafforzamento della quota. Il gruppo cinese ha respinto al mittente l’offerta, definendola di fatto inopportuna e ribadendo attraverso una nota il proprio ruolo di investitore strategico di lungo termine, quello stesso ruolo che nel 2012 portò la società a salvare Ferretti quando quest’ultima era sostanzialmente sull’orlo del collasso finanziario. Una narrazione, quella del salvataggio, che i cinesi utilizzano per rivendicare la bontà del proprio operato e la stabilità garantita in tutti questi anni, contrapponendola a quella che definiscono una rappresentazione inesatta e fuorviante dei fatti apparsa su alcuni organi di stampa e in commenti di analisti.
Le quotazioni e il ruolo degli altri soci
Nel frattempo il mercato osserva e, per certi versi, sembra già scommettere su un esito diverso da una semplice adesione all’opa. Il titolo Ferretti a Piazza Affari viaggia stabilmente al di sopra del prezzo offerto da Komarek: nelle ultime sedute ha scambiato attorno a 3,67-3,70 euro, segnando un premio che gli analisti interpretano come la percezione di un valore potenziale superiore rispetto ai 3,5 euro messi sul piatto dal socio ceco. Un differenziale che potrebbe disincentivare l’adesione all’offerta da parte di quegli azionisti che credono in un’ulteriore rivalutazione del titolo, magari in scia alle tensioni societarie che spesso, in casi come questi, finiscono per giovare alle quotazioni.
E qui si inserisce il capitolo forse più delicato, quello che riguarda gli altri soci rilevanti del gruppo. Oltre a Weichai e a Kkcg, nel capitale di Ferretti compaiono nomi di primo piano dell’imprenditoria italiana: Danilo Iervolino con una quota del 5,2 per cento, Piero Ferrari con il 4,6, la famiglia Bombassei e Julius Kiss, ciascuno attorno al 2 per cento. La loro posizione, al momento, rimane avvolta nel riserbo più totale. Potrebbero decidere di aderire all’opa di Komarek, favorendo così il progetto del magnate ceco, oppure potrebbero scegliere di restare saldi al fianco dei cinesi. Una loro eventuale adesione, in tutto o in parte, sposterebbe in maniera significativa gli equilibri in vista del rinnovo del consiglio di amministrazione previsto per la prossima assemblea.
I retroscena della governance e la posizione di Weichai
La determinazione di Weichai, va sottolineato, non si manifesta solo attraverso gli acquisti in Borsa. Il gruppo cinese ha già fatto sapere in più occasioni, e lo ha ribadito con forza dopo l’annuncio dell’opa, di non avere alcuna intenzione di cedere terreno. Da quando, a metà dicembre, Komarek ha cominciato a delineare la sua strategia, i cinesi hanno investito oltre 15 milioni di euro per acquistare quasi 5 milioni di nuove azioni. Una mossa difensiva, certamente, ma anche un segnale chiaro: Pechino non intende perdere il controllo di un gioiello del lusso mondiale come Ferretti, marchio che sotto la propria gestione ha visto i ricavi crescere dai circa 300 milioni di euro del periodo pre-acquisizione agli oltre 1,1 miliardi più recenti.
Lo scontro, a ben guardare, non è soltanto azionario ma anche e soprattutto culturale. Komarek, attraverso i suoi consulenti, lascia intendere che l’attuale governance sarebbe eccessivamente statica, poco propensa a cogliere opportunità di mercato come acquisizioni o buyback che potrebbero liberare valore. Dall’altra parte i cinesi rivendicano la continuità gestionale, sottolineando come la stabilità sia stata la chiave del rilancio e come l’attuale amministratore delegato Alberto Galassi, figura stimata dal mercato e considerata un punto di riferimento da entrambi i fronti, abbia guidato la crescita con risultati che nessuno può ragionevolmente contestare.
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