Bahrein, nuovo attacco iraniano: un morto e otto feriti a Manama, colpiti depositi di carburante a Muharraq

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non si ferma l'escalation della guerra, ormai estesa a tutto il Golfo, dopo l'offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro l'Iran; e il fronte aperto da Teheran, una campagna militare che punta a colpire gli interessi energetici dei nemici e dei loro alleati, si è abbattuto con violenza inaudita sul Bahrein. Le forze armate iraniane, infatti, hanno preso di mira nella giornata di oggi, 12 marzo, il governatorato di Muharraq, dove un raid ha centrato in pieno i serbatoi di carburante di un impianto, causando un incendio di vaste proporzioni e sollevando colonne di fumo nerissimo visibili a chilometri di distanza. Le autorità locali, come misura precauzionale data la tossicità dei fumi sprigionati dalle fiamme, hanno immediatamente diramato un'ordinanza ai cittadini, intimando loro di restare chiusi in casa, di sigillare porte e finestre e di non uscire per nessun motivo, in attesa che i vigili del fuoco riuscissero a domare il rogo e a mettere in sicurezza l'area circostante.

La tragedia nella capitale e il blocco navale nello Stretto di Hormuz

Ma il bilancio di questa nuova offensiva, che giunge al tredicesimo giorno dall'inizio delle ostilità, non si limita ai soli danni materiali agli impianti energetici. Il Ministero degli Interni bahreinita, in una nota ufficiale diffusa nella notte, ha confermato che un precedente attacco, sempre di matrice iraniana e definito senza mezzi termini come una "palese aggressione", ha preso di mira un edificio residenziale nel cuore della capitale Manama. Un missile, o forse un drone – le dinamiche sono ancora al vaglio degli inquirenti – ha centrato l'abitazione, causando la morte di una donna di 29 anni e il ferimento di altre otto persone, alcune delle quali sarebbero in gravi condizioni. Le immagini, trasmesse in loop dalla televisione di Stato e poi verificate dall'agenzia Reuters attraverso il confronto con la morfologia degli edifici e il tracciato stradale, mostrano detriti e calcinacci sparsi sulle carreggiate, con i soccorritori al lavoro tra le macerie per mettere in salvo i superstiti e portare via i corpi delle vittime.

Parallelamente agli attacchi contro obiettivi a terra, l'Iran ha intensificato la sua offensiva anche via mare, mirando a strangolare il commercio energetico mondiale. L'agenzia marittima britannica UKMTO ha segnalato che una portacontainer, la cui battente bandiera è delle Isole Marshall, è stata danneggiata da un "proiettile sconosciuto" mentre navigava nelle acque dello Stretto di Hormuz, al largo delle coste degli Emirati Arabi Uniti. Il comandante dell'imbarcazione, che secondo il delle Guardie della Rivoluzione Islamica sarebbe di proprietà statunitense, ha prontamente riferito dell'accaduto, confermando che lo scafo ha riportato danni ma, fortunatamente, senza causare vittime tra i membri dell'equipaggio, tutti tratti in salvo. Questo ennesimo episodio, che porta ad almeno una decina il numero di navi prese di mira dalla marina iraniana dall'inizio del conflitto, conferma la strategia di Teheran di chiudere di fatto il traffico nel braccio di mare, vitale per il transito del greggio e del gas liquefatto, sconvolgendo così i mercati globali e facendo impennare il prezzo del petrolio, balzato a quota 120 dollari al barile prima di assestarsi intorno ai 100.

La chiusura dell'ambasciata svizzera e la reazione difensiva del Bahrein

La spirale di violenza e l'aggravarsi delle condizioni di sicurezza, con i raid che si susseguono senza sosta e le difese aeree dei vari paesi del Golfo costantemente in allerta, hanno spinto il Dipartimento federale degli affari esteri svizzero a prendere una decisione drastica: la chiusura temporanea dell'ambasciata a Teheran. L'ambasciatore Olivier Bangerter, assieme ad altri cinque collaboratori della sede diplomatica, ha lasciato il Paese via terra nella giornata di ieri, unendosi ai quattro colleghi che avevano già fatto ritorno in patria nei giorni scorsi. Berna, pur ritirando il proprio personale, ha tenuto a precisare, in un comunicato ufficiale, che intende comunque mantenere aperto il canale di comunicazione tra Stati Uniti e Iran, nell'ambito del suo storico ruolo di potenza protettrice degli interessi americani nella Repubblica Islamica, ribadendo la propria disponibilità a fungere da intermediario per eventuali scambi di comunicazioni che le parti in conflitto ritenessero utili.

Dal canto suo, il Bahrein non è rimasto con le mani in mano di fronte a quella che appare ormai una vera e propria pioggia di fuoco. Le forze di difesa bahrainite hanno reso noto di aver intercettato e distrutto un numero impressionante di minacce aeree: ben 112 missili e 176 droni lanciati dall'Iran, abbattuti dai sistemi di difesa contraerea che continuano a operare senza sosta per proteggere il territorio nazionale da quelli che il comando militare ha definito "attacchi spregevoli". La popolazione, nel frattempo, vive ore di apprensione, chiusa nelle proprie abitazioni mentre il cielo sopra Manama e le aree circostanti è solcato dalle scie dei missili e dal rombo degli aerei. L'ondata di violenza, del resto, non ha risparmiato neppure gli altri stati della penisola arabica: l'Arabia Saudita ha abbattuto droni diretti verso il giacimento di Shaybah, mentre il Kuwait ha registrato feriti e danni a linee elettriche e all'aeroporto internazionale; persino Dubai, negli Emirati, ha visto cadere detriti di droni in zone residenziali, sebbene le autorità locali abbiano prontamente circoscritto e gestito l'emergenza senza conseguenze per l'incolumità pubblica.

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