Air India 171, la presidente dell'NTSB: "Ipotesi premature sui media. Indagini in corso"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre proseguono le indagini sull’incidente del volo Air India 171, schiantatosi il 12 giugno scorso poco dopo il decollo da Ahmedabad con 260 vittime a bordo e 19 a terra, la presidente del National Transportation Safety Board (NTSB) ha definito "speculative e premature" le ricostruzioni diffuse dai media. Le dichiarazioni arrivano in un momento in cui, tuttavia, le fonti investigative – tra cui il Wall Street Journal e il Corriere – sembrano convergere su una pista inquietante: quella del comandante Sumeet Sabharwal, accusato di aver deliberatamente spento i motori del Boeing 787 Dreamliner.

Quel che è certo, al di là delle illazioni, è che il preliminary report non è ancora stato pubblicato, e che il profluvio di congetture si è concentrato inizialmente su un’avaria tecnica, in particolare nei sistemi FADEC, che gestiscono la potenza dei motori e sono considerati tra i più affidabili. Ma se l’ipotesi del gesto intenzionale dovesse confermarsi, il caso assumerebbe contorni ancora più drammatici, riportando alla luce il dibattito – mai sopito – sul benessere psicologico di chi, come i piloti, ha responsabilità decisive per la sicurezza altrui.

Le ultime parole di Sabharwal prima di salire in cabina, riportate da chi lo ha incontrato, sono state: «Prenditi cura di papà, torno presto». Una frase che, seppur apparentemente ordinaria, acquista un peso diverso alla luce delle rivelazioni successive. Lo stesso comandante, in un’intervista rilasciata due anni fa, aveva ammesso di aver lottato con pensieri suicidi, aggiungendo però: «Con questo lavoro, se ne parli rischi di perdere tutto». Un dettaglio che, se collegato alla dinamica dell’incidente – l’apparente disattivazione manuale degli interruttori del carburante – solleva interrogativi sulla reale efficacia dei protocolli di screening psicologico nel settore aeronautico.

L’aereo, precipitato su un’area residenziale, ha lasciato un solo superstite a bordo, oltre a un bilancio di vittime che include passeggeri, equipaggio e persone colpite al suolo. La tragedia, una delle più gravi degli ultimi anni, ha riacceso discussioni sulla necessità di bilanciare tecnologia e fattore umano, soprattutto in un’epoca in cui si parla sempre più spesso di intelligenza artificiale applicata all’aviazione. Ma se davvero un pilota decida di trasformare la cabina di comando in una trappola, come sembrerebbe in questo caso, nessun sistema di sicurezza potrebbe impedirlo.

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