Chico Forti, il tribunale di sorveglianza nega la libertà condizionale
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Redazione Interno
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La richiesta di libertà condizionale presentata dalla difesa di Chico Forti è stata respinta dal Tribunale di sorveglianza di Verona, una decisione che, sebbene attesa dai suoi legali, ha scatenato la reazione amara dello zio Gianni Forti. "Qualcuno lo odia al punto di volerlo vedere morire in carcere", ha commentato con parole cariche di frustrazione l'uomo, convinto che la domanda sia stata rigettata sulla base di "motivazioni assurde e inesistenti". L’istanza, che era stata depositata lo scorso 12 agosto dopo che Forti aveva maturato il requisito dei 26 anni di detenzione – scontati per la maggior parte in Florida e, dallo scorso maggio, nel carcere di Montorio – è stata dunque formalmente respinta in un’udienza tenutasi la scorsa settimana, con la notifica ufficiale arrivata martedì 23 settembre.
Il team legale, composto dagli avvocati Carlo Dalla Vedova, Michele Dalla Vedova e Alessandro Favazza, ha già annunciato l’intenzione di proporre ricorso alla Corte di Cassazione contro il provvedimento. Pur nella consapevolezza che i tempi della giustizia saranno inevitabilmente lunghi, i difensori non intendono arrendersi. Chico Forti, il 66enne trentino condannato all’ergastolo nel 2000 da una corte della Florida per l’omicidio dell’imprenditore australiano Dale Pike, continuerà quindi a scontare la pena nel penitenziario veronese, in attesa del prossimo passo processuale.
La vicenda giudiziaria di Forti, che ha attraversato l’oceano per concludersi in Italia dopo il trasferimento in base alla convenzione di Strasburgo, rimane uno dei casi più intricati e seguiti dalla cronaca nera italiana. Il rifiuto della libertà condizionale, sebbene tecnicamente motivato dalle valutazioni del tribunale, riaccende i riflettori su un procedimento che da oltre due decenni divide l’opinione pubblica e che vede la famiglia dell’imputato strenuamente impegnata a dimostrarne l’innocenza, o quantomeno a garantirne un trattamento più umano dopo una così lunga detenzione.
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