Proteste in Georgia, scontri tra manifestanti pro-UE e polizia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In Georgia, la tensione è palpabile. Da cinque giorni consecutivi, migliaia di cittadini si riversano nelle strade di Tbilisi per protestare contro la decisione del premier Irakli Khobadidze di sospendere i negoziati di adesione all'Unione Europea fino al 2028. Le manifestazioni, iniziate pacificamente, sono rapidamente degenerate in scontri violenti tra i manifestanti pro-UE e le forze dell'ordine.

La polizia, schierata in assetto antisommossa, ha utilizzato idranti, gas lacrimogeni e manganelli per disperdere la folla. Nonostante l'uso della forza, i manifestanti non si sono arresi e hanno continuato a sfidare le autorità, lanciando petardi e fuochi d'artificio contro gli scudi degli agenti. Le strade di Tbilisi, già teatro di numerose proteste nei mesi precedenti, sono ora il campo di battaglia di una popolazione determinata a far sentire la propria voce.

Il governo, dal canto suo, ha ribadito la propria posizione attraverso le parole del premier Khobadidze, il quale ha dichiarato che "non ci sarà alcuna rivoluzione in Georgia". Tuttavia, le immagini delle forze speciali, con i volti coperti dai caschi, che inseguono i cittadini nelle strade secondarie, raccontano una realtà ben diversa. La determinazione dei manifestanti è evidente, così come la volontà del governo di mantenere il controllo della situazione.

Le proteste, che vedono la partecipazione di studenti, professori, giovani e anziani, sono esplose nelle stesse strade che avevano già ospitato molte altre manifestazioni negli ultimi mesi.

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