Dazi sul vino, braccio di ferro tra Italia e Usa: "Perdite da 320 milioni, serve fermezza"
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Redazione Interno
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Dagli Stati Uniti sono già arrivate le prime lettere dei distributori che rifiutano di farsi carico dei sovrapprezzi sui vini italiani, aprendo una contesa su chi dovrà assorbire i minori ricavi per mantenere stabili i prezzi al consumo. Le imprese italiane, però, non intendono cedere: il prodotto che esportano, del resto, è un valore aggiunto per la stessa filiera commerciale americana. Se la trattativa dovesse arenarsi, le perdite potrebbero superare i 320 milioni, cifra che rischia di essere solo l’inizio di un danno più ampio.
Le associazioni del settore – tra cui Alleanza Cooperative Agroalimentari, Assoenologi, Cia, Confagricoltura, Copagri, Federdoc, Federvini e Unione Italiana Vini – hanno espresso una preoccupazione unanime: l’export vitivinicolo, che vale circa 2 miliardi di dollari, è in pericolo. Per questo chiedono alle istituzioni italiane ed europee di accelerare il dialogo con Washington, puntando almeno a una sospensione dei dazi. Un appello che arriva mentre il governo Meloni assicura un intervento deciso. "Abbiamo strumenti negoziali ed economici per sostenere chi sarà penalizzato", ha detto la premier, sottolineando come la scelta americana non sia condivisibile ma vada affrontata senza allarmismi.




