Transizione 5.0, si chiude l'era del credito d'imposta: dal 2026 spazio a super e iper ammortamento

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le risorse finanziarie destinate al credito d'imposta noto come Transizione 5.0, un pilastro delle agevolazioni per l'innovazione delle imprese, sono ufficialmente esaurite. Lo ha stabilito, con un decreto datato 7 novembre, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sancendo di fatto la chiusura anticipata di una misura che, nonostante le ambizioni iniziali, non ha mai davvero decollato. Il provvedimento, che non verrà rifinanziato, lascia il posto, a partire dal prossimo anno, al ritorno dei ben più noti strumenti del super e iper ammortamento, già inseriti nel disegno di Legge di Bilancio. Una sterzata che segna un cambio di rotta palpabile nella politica industriale nazionale, la quale abbandona un modello per abbracciarne un altro che, in passato, aveva dato risultati contrastanti.

La fine di un ciclo: le criticità emerse

Il Piano Transizione 5.0, il cui budget era stato drasticamente ridotto da 6,3 a 2,5 miliardi di euro durante la revisione del PNRR, ha visto le sue disponibilità integralmente assorbite dalle comunicazioni inviate dalle aziende. Questo esaurimento, che ne conferma la complessità e lo scarso appeal presso gli operatori, non preclude però la presentazione di nuove domande fino alla scadenza naturale del 31 dicembre 2025. Le richieste inoltrate da ora in poi riceveranno una ricevuta di "indisponibilità risorse", un atto puramente formale che, tuttavia, le colloca in una lista d'attesa di efficacia cronologica; una posizione utile qualora si liberassero fondi, magari per rinunce, o arrivassero nuove dotazioni. Un meccanismo che, se da un lato mantiene una parvenza di opportunità, dall'altro fotografa la fine prematura di un'iniziativa partita con il dichiarato obiettivo di essere "l'architrave" della transizione tecnologica.

Il ritorno al passato e i moniti degli esperti

Con il definitivo tramonto di Transizione 5.0, il campo viene così lasciato libero al ritorno del super e iper ammortamento, misura ben radicata nel lessico imprenditoriale italiano. Questo ritorno al passato, però, non convince pienamente gli osservatori più attenti, i quali avanzano perplessità sulle effettive capacità dello strumento di innescare una trasformazione profonda. Renato Brunetta, presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, durante un'audizione in Senato, ha espresso riserve chiare, paventando "il rischio principale" di riproporre "un modello di incentivo orizzontale e poco selettivo". Secondo la sua analisi, tali agevolazioni, sebbene efficaci nel rinnovare il parco macchine, non sono state in grado, in passato, di "stimolare reali processi di innovazione tecnologica" né di "modificare in profondità la struttura tecnologica del Paese".

Un futuro già scritto tra sostegno e selettività

La transizione, quindi, appare più amministrativa che concettuale, con l'amministrazione pubblica che riconosce implicitamente la necessità di uno strumento più immediato e comprensibile per le imprese, pur consapevole delle sue lacune strategiche. Il dibattito, che si è acceso attorno alla Legge di Bilancio, non verte tanto sull'utilità degli incentivi in sé, quanto sulla loro capacità di essere veicolo di un cambiamento sistemico e non solo di un ammodernamento puntuale. Mentre le aziende si preparano a gestire la finestra residuale per Transizione 5.0 e ad orientarsi verso le nuove, o meglio vecchie, regole del super ammortamento, il sistema paese si interroga sulla direzione da prendere per colmare un divario tecnologico che richiederebbe, forse, politiche più coraggiose e mirate.

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