Iper-ammortamento, al via la piattaforma ma la strada per le imprese è ancora in salita

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Può sembrare paradossale, eppure a distanza di quasi sei mesi dall'entrata in vigore della legge di bilancio 2026, che ha istituito il nuovo iper-ammortamento per gli investimenti in beni strumentali 4.0 e in impianti per l'autoproduzione da fonti rinnovabili, il percorso per accedere concretamente al beneficio fiscale è ancora tutt'altro che completato. La norma, contenuta nei commi da 427 a 436 dell'articolo 1 della legge n.

199 del 30 dicembre 2025, aveva fissato il via libera agli investimenti a partire dal 1° gennaio 2026, ma le imprese hanno dovuto attendere mesi per vedere pubblicato il decreto attuativo, firmato dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze in data 7 maggio 2026, e solo da pochi giorni, ovvero dalle ore 12:00 del 12 giugno, è stata resa operativa la tanto attesa piattaforma informatica NPTR5 del GSE per l'invio delle comunicazioni preventive.

Una procedura a tappe, con scadenze stringenti

Il decreto attuativo ha disegnato un iter burocratico complesso, articolato in una serie di comunicazioni obbligatorie che le imprese devono rispettare scrupolosamente per non perdere il diritto alla maggiorazione, la quale, come noto, può arrivare fino al 180 per cento per la quota di investimenti sino a 2,5 milioni di euro, per poi scendere al 100 per cento fino a 10 milioni e al 50 per cento fino a 20 milioni di euro per ciascuna annualità (2026, 2027 e 2028).

Il mancato invio di una di queste comunicazioni, o il superamento dei termini previsti, comporta il mancato perfezionamento della procedura e, di fatto, l'addio all'agevolazione. La prima fase, quella della comunicazione preventiva, è finalmente partita, ma si tratta solo del primo di una lunga serie di adempimenti: entro 60 giorni dalla notifica dell'esito positivo da parte del GSE, l'azienda dovrà infatti trasmettere una comunicazione di conferma, dimostrando di aver versato un acconto almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione del bene.

La partita, insomma, si gioca sul filo dei termini e sulla capacità di tenere il passo con un meccanismo che richiede un'organizzazione interna o il supporto di consulenti altamente specializzati.

Il nodo della comunicazione di completamento e la tempistica fiscale

Forse l'aspetto più delicato e che potrebbe generare i maggiori disallineamenti per i bilanci aziendali è legato alla comunicazione di completamento e alla sua correlazione con il periodo d'imposta di effettiva fruizione del beneficio. L'articolo 4 del decreto 7 maggio 2026 stabilisce, infatti, che la maggiorazione del costo di acquisizione rileva ai fini delle imposte sui redditi a partire dal periodo d'imposta in cui l'impresa trasmette al GSE la comunicazione di completamento degli investimenti, a condizione che il bene sia entrato in funzione nel medesimo periodo.

Questo significa che non basta aver completato e interconnesso il bene entro il 31 dicembre 2026 per poter beneficiare della maggiorazione nella dichiarazione dei redditi del 2027 (Redditi 2027), ma è necessario che la comunicazione di completamento venga inviata entro la stessa data e che il GSE abbia tempo di validarla.

Un eventuale ritardo nell'invio della documentazione, magari per una perizia tecnica non ancora pronta, potrebbe far slittare la fruizione del beneficio all'anno successivo, creando un effetto domino sulla pianificazione fiscale dell'impresa, che si vedrebbe costretta a riallineare i piani di ammortamento. È questo un esempio lampante di come la complessità procedurale rischi di minare l'efficacia stessa di un incentivo che, sulla carta, è estremamente generoso.

Un'ombra lunga: il precedente di Transizione 5.0

L'attuale fase di rodaggio dell'iper-ammortamento non può non essere letta alla luce del fallimento, se così si può definire, del precedente programma Transizione 5.0, al quale questo nuovo strumento subentra. Si tratta di un fantasma che aleggia sulle scelte del governo e sulla fiducia degli imprenditori: il vecchio piano, pur con una dotazione iniziale di oltre 6 miliardi di euro, ha faticato enormemente a decollare, registrando un utilizzo delle risorse che fino a pochi mesi fa era inferiore al 10 per cento.

Le cause sono state individuate in una burocrazia asfissiante, in requisiti tecnici troppo stringenti e in una comunicazione tardiva e confusionaria da parte del ministero, con il risultato che le imprese, di fronte a un meccanismo percepito come troppo complicato e rischioso, hanno preferito rinunciare al credito d'imposta piuttosto che avventurarsi in un percorso a ostacoli. Di fronte a questo scenario, il governo ha dovuto rimodulare le risorse, dirottandole su altri capitoli di spesa, e l'incentivo è stato sostanzialmente accantonato nonostante la sua bontà teorica.

Questa eredità pesa come un macigno sulle prospettive del nuovo iper-ammortamento, che, sebbene tecnicamente più snello (non prevedendo, ad esempio, un credito d'imposta spendibile ma una maggiorazione in deduzione), ripropone un impianto procedurale molto simile, fatto di comunicazioni preventive, di conferma e di completamento.

Il rischio di un nuovo flop per mancanza di semplicità

La piattaforma del GSE è ora aperta e le aziende possono finalmente muovere i primi passi, ma la strada è ancora lunga e disseminata di insidie. La necessità di produrre una perizia tecnica asseverata e una certificazione contabile per ogni singolo bene, anche per quelli di valore inferiore a 300.000 euro, rappresenta un costo e un onere organizzativo non indifferente, che potrebbe scoraggiare in particolare le piccole e medie imprese, che rappresentano il cuore del tessuto produttivo italiano.

Senza contare che la piattaforma, nella sua versione attuale, gestisce solo la prima fase, quella della comunicazione preventiva: i termini per l'invio della conferma e del completamento, difatti, dovranno essere definiti con successivi provvedimenti direttoriali, mantenendo un alone di incertezza che le imprese avrebbero fatto volentieri a meno. L'iper-ammortamento rappresenta, indubbiamente, un'opportunità unica per ammodernare il parco macchinari e spingere l'innovazione, un volano importante in un momento in cui la produzione industriale italiana segna il passo.

Tuttavia, il rischio concreto è che, ancora una volta, un impianto normativo eccessivamente farraginoso e una macchina attuativa che si muove con i tempi lenti della burocrazia finiscano per vanificare gli sforzi del legislatore e le legittime aspettative di crescita delle imprese, trasformando quella che doveva essere una leva strategica per la competitività in un ennesimo, complicato esercizio di stile.

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