Decreto fiscale, arriva il via libera: slitta la tassa sui pacchi, esteso l’iper ammortamento
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Redazione Interno
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Il Consiglio dei ministri, riunito nel pomeriggio del 27 marzo a Palazzo Chigi, ha dato il via libera al decreto fiscale atteso da settimane, un provvedimento che – dopo una settimana politica complessa – cerca di tenere insieme promesse fatte all’ultimo minuto e correzioni di rotta di un certo peso. L’approvazione, arrivata al termine di una riunione iniziata alle 17, ha messo nero su bianco lo slittamento della contestata tassa da due euro sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra Ue, una misura già inserita nella scorsa legge di Bilancio ma ora rinviata al primo luglio per lasciare il tempo necessario all’adeguamento dei sistemi informativi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. “Ferma restando l’attività di adeguamento dei sistemi informativi da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, il contributo non si applica alle spedizioni di beni importati anteriormente alla data del 1 luglio 2026”, si legge esplicitamente nell’articolato.
I dossier sul tavolo tra iper ammortamento e dividendi
Sul tavolo del governo, nelle scorse ore, erano finiti diversi capitoli caldi, a cominciare dal potenziamento dell’iper ammortamento. La richiesta, sostenuta con forza da Forza Italia, ha trovato accoglimento: l’agevolazione viene estesa a tutti i beni strumentali, con un cambiamento significativo rispetto alla disciplina precedente. Viene eliminato, infatti, il vincolo legato alla provenienza europea dei beni agevolabili, una modifica che allarga di fatto il perimetro delle aziende che potranno beneficiarne. Una manovra, questa, che incide direttamente sulla capacità di investimento del tessuto produttivo, con particolare attenzione – spiegano fonti di maggioranza – alle imprese che avevano manifestato preoccupazioni per la rigidità dei vecchi criteri.
Un decreto che rivede anche le regole sui dividendi
Non solo incentivi agli investimenti. Il decreto fiscale, così come emerso dalla riunione del Consiglio dei ministri, interviene anche sulla tassazione dei dividendi e delle plusvalenze. In particolare, viene ripristinato il meccanismo precedente che riguarda i dividendi incassati e le plusvalenze realizzate da cessioni di partecipazioni. Una scelta che, di fatto, cancella – o meglio, rivede – quanto introdotto in precedenza, portando indietro le lancette su un capitolo delicato della fiscalità finanziaria. È questo uno dei fuori programma che hanno caratterizzato la genesi del provvedimento, con un testo che ha subito aggiustamenti fino all’ultimo per trovare una quadratura tra le diverse sensibilità politiche espresse dalla coalizione.
Le modifiche alla tassa pacchi e la reazione del mondo produttivo
L’attenzione, però, resta alta sullo slittamento del contributo di due euro per i pacchi extra Ue, una misura che aveva acceso il dibattito sia sul fronte dei consumi che su quello della logistica. Il rinvio al primo luglio – con la clausola che esclude le spedizioni importate prima di quella data – rappresenta una boccata d’ossigeno per gli operatori del settore, che avevano sollevato dubbi sulla tempistica tecnica di applicazione. La bozza del decreto, nella sua stesura definitiva, ha così cercato di bilanciare l’esigenza di gettito con quella di non creare strozzature operative. Al centro, dunque, la volontà dichiarata di sostenere il regolare svolgimento delle attività delle imprese, garantendo al contempo l’operatività delle pubbliche amministrazioni coinvolte nei processi di controllo e riscossione.
L’equilibrio nel governo dopo una settimana politica complessa
L’iter che ha portato all’approvazione del decreto si è svolto in una cornice politica particolarmente tesa, con il governo chiamato a dare segnali concreti sia al mondo economico che alle proprie componenti interne. Il provvedimento, così come licenziato, rappresenta un punto di caduta delle diverse sollecitazioni arrivate dai partiti di maggioranza, con Forza Italia che ha visto accolti i suoi due cavalli di battaglia: la cancellazione del vincolo europeo per i beni strumentali e la modifica della disciplina sui dividendi. Un equilibrio, questo, che ha richiesto un lavoro di limatura sulle bozze fino alle ore precedenti la riunione, con la consapevolezza che il decreto, nella sua natura di provvedimento urgente, dovrà ora confrontarsi con il passaggio parlamentare e con i tempi – sempre serrati – della conversione in legge.




