«Fortunatamente non sembra grave». Pedro rassicura i tifosi dopo la paura del Dall’Ara, esclusa la frattura

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È bastato un movimento innaturale, un contrasto con Odgaard che nei minuti finali del primo tempo ha improvvisamente fermato la corsa di Pedro, per gelare la panchina della Lazio e i tifosi biancocelesti sparsi tra Bologna e Roma. L’attaccante spagnolo, steso dal dolore e poi sollevato dai sanitari dopo essersi accasciato al suolo tenendosi la caviglia – quel gesto che, per chi ha una certa età anagrafica, riporta immediatamente alla mente i timori legati ai tendini già logorati da una carriera lunghissima – è stato trasportato in barella sotto lo sguardo preoccupato di Maurizio Sarri, che ha dovuto rivedere all’istante i piani di una partita già di per sé complicata -2-7-10. I primi accertamenti strumentali effettuati nell’ospedale bolognese, quelli che tutti temevano potessero certificare una frattura allo perone o, peggio ancora, una lesione al tendine d’Achille, hanno invece restituito un verdetto meno catastrofico; e la notizia, filtrata dagli spogliatoi mentre la squadra affrontava la lotteria dei rigori, ha rappresentato per l’ambiente laziale un sollievo forse pari alla gioia per il passaggio del turno -4-6.

Lo stesso Pedro, poche ore dopo essere uscito dal nosocomio e aver fatto ritorno a Formello, ha rotto il silenzio con un messaggio pubblicato sui propri canali social, scegliendo di non nascondersi dietro comunicati asettici del club, ma di metterci la faccia e il cuore. “Fortunatamente non sembra grave e spero di tornare presto in campo”, ha scritto l’ex Barcellona, e lo ha fatto accompagnando quelle parole a un ringraziamento esplicito e quasi commosso rivolto ai tifosi del Bologna – quelli che solitamente fischiano e pressano, ma che ieri sera hanno risposto con un gesto di grande sportività quando il loro avversario si è accasciato dolorante – e ai compagni, definiti “grandissimi” per aver conquistato una semifinale meritata contro l’Atalanta -1-10.

La caviglia ha retto, ma i tessuti molli gridano ancora

Se l’allarme frattura è rientrato nel giro di un paio d’ore, la diagnosi che sta emergendo dalle prime valutazioni cliniche dipinge comunque uno scenario di cautela obbligata. Secondo quanto ricostruito da Giulio Cardone, giornalista de La Repubblica intervenuto a Radiosei, lo spagnolo ha riportato una lesione dei tessuti molli che ha interessato la capsula articolare della caviglia destra: un’area, questa, già segnata da anni di sollecitazioni e da quei microtraumi che difficilmente vengono raccontati nei bollettini medici ufficiali -6. La mimica del dolore – e quel volto rigato dalle lacrime mentre lasciava il terreno di gioco, immortalato dalle telecamere – aveva fatto temere il peggio, e in molti, osservando la dinamica, avevano istintivamente pensato a uno strappo del tendine d’Achille, il classico infortunio che per un calciatore di trentotto anni può rappresentare un punto di non ritorno -6. Invece no: non è Achille, è la capsula; ma una lesione capsulare, per quanto meno grave di una frattura, implica tempi di recupero che difficilmente si misurano in giorni.

Noslin raccoglie l’eredità e la Lazio ritrova i rigori

Mentre Pedro osservava il resto della gara da un letto d’ospedale, il suo sostituto naturale, Tijjani Noslin, faceva esattamente ciò che ci si aspetta da chi raccoglie un’eredità pesante: segnava il gol dell’1-1, quello che avrebbe poi consentito alla Lazio di arrivare ai supplementari e, di lì, alla fatidica sequenza dal dischetto -2-7. L’olandese, servito da Dele-Bashiru dopo una progressione verticale di Marusic, ha insaccato a porta sguarnita e si è poi lasciato andare a un’esultanza rabbiosa – quel dito sulle labbra, quel “parlate, parlate” rivolto a chissà quali critici – che ha raccontato più di mille interviste il clima di tensione che si respira attorno allo spogliatoio laziale in questo periodo -2. Eppure, sotto il diluvio emotivo del Dall’Ara, la squadra ha mostrato una freddezza sorprendente: Tavares, Dia, Marusic e Taylor non hanno sbagliato; Provedel ha respinto il tiro di Ferguson; Orsolini, di solito infallibile, ha spedito la sfera fuori dallo specchio, regalando ai biancocelesti una semifinale che profuma di riscatto -7-10.

Un mese di stop possibile, ma l’esperienza resta in panchina

La prudenza, in questi casi, è d’obbligo: siamo alle prime valutazioni, e il decorso dell’infortunio dipenderà dalla risposta della caviglia nei prossimi giorni, quando l’edema iniziale si sarà riassorbito e i medici potranno valutare con maggiore precisione l’entità della lesione capsulare. Tuttavia, l’ipotesi che circola con maggiore insistenza tra gli addetti ai lavori è quella di uno stop che potrebbe aggirarsi attorno al mese: un periodo, questo, che costringerebbe Sarri a fare a meno del suo jolly offensivo per diverse partite di campionato e, presumibilmente, per l’andata della semifinale di Coppa Italia -6. Una perdita non indifferente, soprattutto se si considera come Pedro – nonostante l’età e una gestione del minutaggio sempre più oculata – continui a rappresentare quella scintilla di imprevedibilità che spesso spacca le partite bloccate. Lui, intanto, guarda avanti: «Spero di tornare presto in campo», ha scritto. E per chi ama il calcio giocato, al netto delle fazioni e delle maglie, non può che essere un auspicio da condividere.

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